mercoledì, ottobre 18, 2006

La fiducia è un come un prezioso calice in cristallo. Basta una piccola distrazione e va in frantumi.

lunedì, ottobre 16, 2006

No, mi spiace, non ci sto. Senza una ragione mi va anche bene, ma senza un senso proprio no.

domenica, ottobre 15, 2006

Prendi un foglio di carta...

...e una penna
...ora scrivi tutti i tuoi difetti...
tutti quelli che sei sicuro di avere,
tutti quelli che credi di avere,
tutti quelli che pensi di avere,
quelli che hai e non vuoi ammettere di avere,
e quelli che non sono caratteristiche tue, son proprio difetti!

FATTO?
bene,
ora rileggi la lista
con calma, molta calma
pensaci un pò su,
con serenità e trasparenza scorrila una volta ancora...
ottimo, è proprio così che si deve fare!
ora...
appallottola il foglio
...e buttalo via!!!


venerdì, ottobre 13, 2006

Che poi, diciamoci le cose come stanno: nemmeno Ulisse aveva tutta sta fretta di tornare da Penelope…

mercoledì, ottobre 11, 2006

Persone che si perdono di vista, persone che sembrano non doversi sfiorare mai,
rapporti incompiuti, amori impossibili, amicizie mai nate,
sguardi paralleli, visioni differenti,
fraintendimenti, sorrisi, desiderio, sentimento,

ma non importa, credimi, non c'entra...

...guarda avanti, guarda lontano, molto lontano...
perchè, in fondo, anche i binari del treno all'orizzonte si incontrano...

perchè non dovrebbe essere lo stesso per noi?

lunedì, ottobre 09, 2006

Devo ammettere che la mia condizione di squattrinato cronico frena in modo abbastanza efficace la voglia, che molto spesso mi assale, di ricorrere in reiterati acquisti compulsivi...

domenica, ottobre 08, 2006

Gonfio il petto, e mi comporto in modo strano. Ma tu capisci che fingo. Ti avvicini e mi dici: “Fortunatamente sei solo placcato in superficie di un sottile strato di vanità. Grattando un attimo vien via.”

sabato, ottobre 07, 2006

Mi guardi negli occhi; mi spiace, ma non puoi trovare quel che cerchi. Quello che vuoi è un raggio di luce, ma il massimo che ti posso concedere è il riflesso di un’illusione. Può bastare?

venerdì, ottobre 06, 2006

Non so se sono più maturo o più ottuso, però ho un approccio differente con la vita e col quotidiano. Effettivamente sento che sto cambiando. Ma non voglio che si sappia in giro. Il nuovo taglio di capelli serve appunto a distogliere l’attenzione su questo processo in corso.

giovedì, ottobre 05, 2006

Niente di più. E niente di meno. Oggi proprio niente di niente.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Vendo, anzi regalo, un metro di giudizio. Come nuovo: l’ho usato una volta sola, giusto per provarlo. È in perfette condizioni: me ne libero poiché trovo sia completamente inutile mettersi a misurare la realtà.

lunedì, ottobre 02, 2006

Chiedo a voi…magari potete aiutarmi. Mi si è staccato un punto fermo dalla vita. Che faccio?!
Provo a rimetterlo a posto o lascio stare?


domenica, ottobre 01, 2006

Com’è difficile separarsi da una vecchia maglietta e da certi messaggi nel cellulare…

venerdì, settembre 29, 2006

E d’altronde se nel folle tuffo del cielo in mare cerchi di capire dove sia posizionato il trampolino, ed esamini minuziosamente, con la riga, la linea dell’orizzonte in cerca di improbabili sbavature, non avrai mai la possibilità di godere, intensamente e fino in fondo, di un abbraccio gratuito.

giovedì, settembre 28, 2006


Se io produco un oggetto con delle dimensioni standard il suo costo è per lo più standard.
Se io produco lo stesso oggetto, con dimensioni via via più contenute, il suo costo, e quindi il prezzo finale, aumenta sempre più in relazione alla miniaturizzazione.

Si mormora che la natura si sia profondamente indebitata quando ha realizzato il mio cervello: un prototipo dalle dimensioni estremamente contenute.

martedì, settembre 26, 2006

I colori sono sporchi di polvere sospesa, le stazioni passano. Il verde secco delle foglie si scioglie nell’intonaco scrostato delle fabbriche. Le sterpaglie, tra i binari di una linea morta, tratteggiano il tempo. Uno sguardo perso. I palazzi svettano, ma non incantano, lo stile non è tale quando è omologazione, i graffiti vivaci ma inconcludenti sono solo un segno indecifrabile che odora di noia più che di disagio, sulle pareti grigie del cavalcavia.

Il fischio di un treno, in direzione opposta, l’effetto Doppler che si manifesta.

La costruzione di un senso, che non c’è, se i frammenti raccolti, incoerenti e slacciati tra loro, sono tasselli incollati con noncuranza, sullo sfondo mobile della tela quotidiana.

Per questo, in attesa di una precisa linea guida, per puro divertimento, assemblo e incastro aspetti di per sé definiti, dando vita a momenti incauti di pura improvvisazione informale.

lunedì, settembre 25, 2006

Le auto. Sono loro il vero problema: traffico, inquinamento, incidenti. Ma che dico! La televisione, è lei la vera responsabile del degrado: plasma le menti e influenza i giudizi, sì, è lei la rovina. Anzi no è tutta colpa dei soldi. Sono loro il male della società, sono la variabile impazzita che sposta gli equilibri e le scelte. Sono il motore delle decisioni. Anzi no, è il potere che alimenta le ingiustizie. È il potere che chiama i soldi in una spirale duplice e continua.

Vabbè dai, almeno c’è un aspetto positivo: non è sempre tutta colpa dell’uomo.

sabato, settembre 23, 2006

Le mie ali sono di cellulosa, fragili e nemmeno simmetriche. La mia carlinga ha una struttura portante a base di pieghe manuali, eseguite senza alcun rispetto delle leggi riguardanti l’aerodinamica. Pensate che non ne sia a conoscenza? Per me sono particolari, francamente, ininfluenti. Tra un attimo, per la prima - e quasi sicuramente unica volta – spiccherò il volo. Per me questo conta. Sono stato estratto da una risma, dove molti degli altri 49 fogli miei colleghi hanno terminato la loro esistenza dentro un cestino, appallottolati. Qualcuno dopo essere stato stampato è attualmente piegato tra le pagine di un quaderno, o riposto in qualche archivio. Qualcuno ha avuto la fortuna di essere un messaggio personale importante e finire nel portafoglio o nell’agenda, dove verrà conservato gelosamente. Io sono stato quello a cui il destino ha sorriso: ho sempre sognato di volare, almeno una volta. Ebbene, anche se solo per pochi metri, il mio desiderio si sta per avverare.

venerdì, settembre 22, 2006

Ed è vero. Mettersi in discussione non mina l’autostima, non destabilizza il nostro equilibrio. Avevi ragione. Quanti cieli sono passati? Quante volte ha cambiato posizione il sole prima che me ne rendessi conto? Per quanto a lungo sono rimasto bloccato nella mia stupida superbia solo per difendere l’orgoglio? Quante bende davanti agli occhi, quanti graffi pur di non ammettere a me stesso che non sono sempre l’eroe buono nella storia, di cui pure sono protagonista. Ma non è mai tardi, questo no. I dubbi non sono solo tarli che rodono la tranquillità, sono la prima manifestazione di un cambiamento che chiede spazio, anche solo un’occasione. Mi sento meglio, il fatto di non dover più dimostrare di avere ragione nell’errore è un sollievo. Nessuno me lo chiedeva. Ero io a impormelo.

giovedì, settembre 21, 2006

Veramente, non sopporto l’ovvietà. Probabilmente perché ne sono il degno interprete. E sono già insofferente alla mia banalità che faccio fatica a sopportare anche quella che non genero direttamente.

mercoledì, settembre 20, 2006

Ho smesso di controllare l’oroscopo alla mattina prima di uscire di casa. Mi turbava. In compenso, ora, presto molta più attenzione a dove metto i piedi, quando cammino con la testa fra le nuvole.

martedì, settembre 19, 2006

Ora inizio a capire. La pioggia non c’entra, è solo un pretesto. A volte quel che sembra vero è solo quello che a noi fa piacere vedere. E quando tutto và in un’altra direzione è più facile fermarsi e aspettare.

lunedì, settembre 18, 2006

Sono solo in auto, è una notte senza stelle, ma con una luna che chiede insistentemente attenzione. La guardo un po’ di sfuggita, mentre controllo la strada. Dalle casse dello stereo la magnetica melodia di “Chicago” di Sufjan Stevens mi stordisce, mi ammalia, mi incatena. Caspita, difficile pretendere di più da una canzone. Lo so, tra una settimana o un mese ci sarà un altro brano musicale che mi farà stare bene come ce ne sono stati nel corso della vita molti altri. Lo so, è solo una composizione con vari strumenti, una voce e sette sole note, ma di più non voglio e non chiedo in questo momento.

domenica, settembre 17, 2006

Volevo avere il mio primo colpo di genio, ma scusate, proprio ora mi è venuto un terribile mal di testa.

venerdì, settembre 15, 2006

La vita. Il bello della diretta. L’emozione di un’immagine, per quanto poco irripetibile. A suo modo unica. Piacevole o meno, il montaggio non prevede tagli sulla pellicola, che si srotola sotto i nostri piedi, continuamente, senza pubblicità.

mercoledì, settembre 13, 2006

Tutto è già stato detto e fatto. Pensalo pure, d’altronde devi pure ingannare la tua mente.

Tutto è già stato detto e fatto. Ma che giustificazione dai al tuo stupore di fronte alla novità?

martedì, settembre 12, 2006

Maledizione di un sasso! Sempre la solita storia. Ti tiro e poi ritraggo la mano, con disinvoltura e abilità, senza che nessuno mi veda. E tu fai – apposta - un fracasso incredibile solo per richiamare l’attenzione.

domenica, settembre 10, 2006

Questo tipo di società è malata così gravemente che merita pietà: concordo con te.
E va bene mettere fine alla sua prolungata sofferenza, ma l'eutanasia non ti sembra un tantino drastica come proposta?

sabato, settembre 09, 2006

Annuncio choc da parte del tempo, il quale ha smentito categoricamente ogni tipo di relazione con lo spazio. “L’ennesima invenzione, dovuta all’irrefrenabile voglia di gossip dell’uomo” ha sentenziato stizzito il diretto interessato.

venerdì, settembre 08, 2006

Mettersi a pensare davanti a uno specchio non aiuta a riflettere meglio

martedì, settembre 05, 2006

Ore 18.00. Le auto attendono nervosamente il verde del semaforo. Pochi minuti e come sempre a quest’ora si forma una colonna di circa un chilometro. Io sono all’altezza della chiesa. Passa uno dei personaggi del paese, quei tipi un po’ strambi o perennemente ubriachi noti a tutta la popolazione del posto, in bici in direzione contraria alla mia. È in palese stato di alterazione alcolica, come sempre d’altronde (leggende metropolitane narrano che non usi l’acqua nemmeno per lavarsi i denti: voci a cui da adito sorseggiando il primo bicchiere di “bianco” della giornata già alle 7 e mezza di mattina al bar della stazione). Si ferma davanti alla Chiesa. “Signore, dove andremo?” legge col suo vocione baritonale, strascicando un po’ le parole, la frase scritta su un manifesto gigante, esposto sulla ringhiera che limita il sagrato. Zittisco lo stereo e abbasso completamente il finestrino, già in parte aperto. Sospira, poi sentenzia: “ beh, Signore…pensaci, io intanto vado al bar a bere un prosecco..” Nel tentativo di riprendere la corsa, manca incredibilmente il pedale rischiando una pericolosa caduta. Manifesta tutto il suo disappunto con una raffica di bestemmie. Già mi immagino un fulmine dal cielo che lo colpisce. Poi mi ricordo che il Signore è buono e perdona. O forse in questo caso, fortunatamente per lui, solo distratto.

Un colpo di clacson mi riporta alla realtà. Proviene dall’auto in coda dietro alla mia. Dallo specchietto noto l’impazienza del guidatore esplicitata tramite ampi gesti e un’altra scarica di bestemmie. “Che Dio ti fulmini!” penso all’istante, ma nemmeno stavolta l’Altissimo decide di intervenire…

Comunque se stasera ci scappa un temporale improvviso, di quelli carichi di pioggia ed elettricità, io di sicuro non mi meraviglio. Anzi, per sicurezza, stasera sto a casa.

sabato, settembre 02, 2006

Prendi dalla borsetta una penna e su un tovagliolo di carta inizi ad appuntare qualcosa. “Aspetta…” mi dici “solo un momento”. Annuisco, sorridendo. Ti guardo per un paio di minuti, avvolto dal forte volume della musica all’interno del locale. Con una mano ripari ciò che scrivi dalla mia vista. Qualche istante dopo alzi la testa, e con uno sguardo furbo che non so descrivere, strappi e mi porgi il risvolto su cui c’è scritto:

“E toglie ancora il respiro l’attesa, finchè non diventa consuetudine c’è poco da fare. Ma è felice la mia espressione, tesa di sicuro; non riesco a fingere noncuranza e questa agitazione un po’ me la godo. E il caldo si attenua, a settembre di sera, l’estate, insicura quest’anno, è quasi un frammento deposto in una canzone. D’amore, o almeno lo spero.”


venerdì, settembre 01, 2006

Le stesse sensazioni di un cerino acceso all’interno di una fabbrica di esplosivi…

mercoledì, agosto 30, 2006

Che sogno strano! Ci sono dei fantasmi, ma non è un incubo, non fa propriamente paura: anzi, è tutto alquanto assurdo e caotico: quattro fantasmi bianchi che litigano con uno verde: “Tornatene a casa, marziano! Questo è territorio nostro, vai via!” e quello verde a replicare “Ma su Marte non sognano, e poi che fastidio vi reco?”. Cominciano le offese e l’accerchiamento dei quattro bianchi nei confronti di quello verde. Assisto alla scena: ammetto di essere parecchio stupito. Quando realizzo quello che sta accadendo intervengo: “Scusate…sono il proprietario del sogno. Sentite, a me lui non da fastidio…per me può tranquillamente rimanere…”. Silenzio per un istante, poi, come nei film, questi si girano. Purtroppo la mia uscita non sortisce l’effetto sperato. “Taci tu!” cosa ti impicci in affari che non ti riguardano! Riprendi a dormire!”. Sì, avete capito bene: insultato da dei fantasmi razzisti in un mio sogno. E non finisce qui. Dopo una raffica di improperi e spintoni vari ai miei danni, si avvicina quello verde – l’unica nota positiva è che i fantasmi bianchi si sono concentrati su di me lasciandolo in pace- il quale, piuttosto di ringraziare per l’aiuto, con fare offeso, mi attacca dicendo ”Maleducato che non sei altro…non vedi che sono una donna!! Non hai notato il velo più lungo?!”. Per un attimo ho avuto l’impulso di trasformarlo, o meglio, trasformarla in una magnifica tenda verde. Ci ha pensato mia sorella a risolvere il tutto, accendendo la luce della camera…”Dai… sveglia!! sono le sette e mezza, tra mezz’ora dobbiamo andare!”

lunedì, agosto 28, 2006

Una macchia d’olio calpestata più volte, orme di passi femminili sul pavimento di marmo bianco, lucidato con un denso strato di cera. E tu, come sempre in perfetto equilibrio, mentre io, per terra dopo l’ennesima caduta, ti guardo, mentre tendi una mano per aiutarmi.

sabato, agosto 26, 2006

“L’hai vinta o l’hai persa la battaglia?”. La nostra amicizia è cominciata con questa domanda, quindici anni fa. Ti riferivi a un videogame portatile: io ero tutto intento a giocarci, a scuola, durante l’intervallo. C’era un punto in cui perdevo sempre. Tu mi spiegasti come superare il livello.

“L’hai vinta o l’hai persa la battaglia?” era anche la domanda che ci ponevamo in quei momenti in cui la barba sfatta, il capello scompigliato, gli occhiali scuri in giornate nuvolose, erano segnali inequivocabili di serate, anzi nottate, in cui il sonno ci aveva cullato per troppe poche ore.

Tre anni fa sei partito con la tua fidanzata per Londra: ci siamo sentiti spesso nel primo periodo, poi sempre meno. Alle ultime mail non hai nemmeno risposto. Qualche mese fa ho rivisto la tua ragazza, o meglio ex: mi ha raccontato tutto. Che vi siete lasciati, che la tradivi. E in lacrime mi ha detto dell’overdose di coca, che fortunatamente ce l’hai fatta, ma solo per un pelo: eri arrivato sulla linea, anzi l’avevi già calpestata a sentire i medici. Il tuo cuore ha resistito. “Mi ha detto che era la prima volta, che la partita era tagliata male, qualcosa del genere… che non toccherà mai più quella roba” era disperata, "già da un pò era diverso. Pensavo fosse dovuto al fatto di trovarsi in una realtà nuova... mai e poi mai mi sarei aspettata certi suoi atteggiamenti..." e si capiva che era ancora innamorata di te. “È successo un anno fa” ha aggiunto ”ma non ha voluto che si sapesse”. Non so che pensare: ancora oggi stento a crederci.

“L’hai vinta o l’hai persa la battaglia?” la prossima volta che ci sentiremo, questa domanda avrà un ulteriore significato.

mercoledì, agosto 23, 2006

Io? Insofferente?! Figuriamoci… ti stai sbagliando di grosso! Guarda che cambio mantra ogni quarto d’ora solamente perché dopo un po’ mi annoio, mica per altro…

martedì, agosto 22, 2006

Ore 16.30. La voglia di studiare questo pomeriggio è equiparabile alla fede religiosa in un ateo: assente. (Qualcuno afferma di averla vista spaparanzata sulla spiaggia di qualche località esotica a godersi il sole e il mare… vi prego se la vedete - la mia voglia di studiare intendo, non la fede dell’ateo - ditele di tornare presto: mi serve!!). Ho bisogno di un buon caffè. Ma non ho per niente voglia di prepararmelo. Bar? Sì dai, ci sta. Mi sistemo ed esco. In auto Julian Casablancas con i suoi Strokes continua a ripetere che non ha niente da dire. Mi associo Julian! Entro in bar, il solito ormai da anni. “Ciao! Mi fai un caffè liscio, per piacere?”. Mi siedo. Gazzetta. Solite notizie: l’Inter non si smentisce mai… in ogni trattativa di mercato è coinvolta: mah! Sorseggio il caffè “…sicuramente il migliore in zona!”penso, mentre leggo distrattamente l’intervista rilasciata da un noto calciatore. Si apre la porta, alzo gli occhi: è entrata una ragazza.“carina, veramente carina” la guardo, senza farmi vedere. Mai vista prima, me ne ricorderei altrimenti. Ordina un caffè al banco, lo consuma, poi esce dal retro. Dopo un po’ rientra e mi chiede se ho da accendere “No, mi spiace, non fumo” rispondo “non importa, grazie lo stesso..” Sorride. “caspita che viso!”. Si rivolge al cameriere che gentilmente le porge un Bic verde . Esce nuovamente. “mica male la tipa”, mi fa lui “no, anzi! Proprio bella!” rilevo io. Occasione ghiotta. Esco. “ciao, scusa, sbaglio o ci siamo già conosciuti?” butto lì, chiaramente mentendo, ma d’altronde bisogna pur rompere il ghiaccio. “beh, sì che ci siamo conosciuti…non dirmi che ti sei dimenticato il mio nome…”. Panico. “Houston, abbiamo un problema!” dentro suona un allarme generale: figuraccia in arrivo. “beh… no… ecco, io, no….è che sei cambiata… forse…ma non dirmi che sei proprio tu?”provo disperatamente a rimediare. Fa una faccia stupita, poi scoppia a ridere. Non capisco. O meglio sì: evidentemente mi ha preso in giro.”non ci siamo mai visti prima…vero?!” le chiedo con fare quasi sommesso. Lei scuote solo il capo, mentre continua a ridere.”non in questa vita almeno!” replica lei, mentre la sua risata fa da sottofondo alla mia vergogna. “..Mi presti l’accendino?” le chiedo. “…Ma… hai detto che non fumi?!” mi guarda con fare in parte interrogativo e in parte divertito. “ infatti…mi serve solo per bruciarmi vivo…all’istante!”. Scoppia a ridere nuovamente, questa volta mi lascio trascinare anch’io.
“Ci sediamo…?” mi fa lei. “Volentieri!” penso io, mentre sorridendo, annuisco e sposto la sedia.

lunedì, agosto 21, 2006

Lavori in corso sulla superficie del mare: dicono ci sia qualche buca di troppo. Mi sembri distaccata, non ti lasci scrutare. Intendo rispettare il tuo sguardo ombroso, che mi intima il silenzio. Se non vuoi parlare non intendo forzare la tua volontà. Il tuo sorriso abituale oggi è solo un’espressione facciale che sa di plastica, è una mezzaluna spezzata. Qualcosa ti logora, è evidente. Stai macinando frasi, un riflesso nell’iride proietta ombre che si amplificano in me e mi frustano con ondate di agitazione: mi mette a disagio vederti così. Te ne accorgi e ti scusi. Non serve. Non me la prendo: me ne rendo conto, tra noi non c’è sufficiente confidenza perché tu possa lasciarti andare. Mi spiace solamente non poterti essere d’aiuto.

venerdì, agosto 18, 2006

Al rallentatore le immagini sfrecciano, in un sogno dolce in versione acustica, dove trovo armonia e pace. Venature rosa in un cielo azzurro, ma tutto a pastello: niente è melenso, né troppo acceso. Non esiste il superfluo. Sto bene, mi accorgo che è una dimensione che non mi appartiene perché non riesco a leggere le parole, scritte con lo spray su un muro. Vedo un cuore, non c’è rumore. Passo avanti, oltre il muro, una strada, una panchina, mi fermo ad aspettare.

mercoledì, agosto 16, 2006

Camminiamo verso l’appartamento, è quasi l’alba, Barcelona sonnecchia, anche perché questa splendida città non dorme mai. Seduto per terra, fumando lentamente, quel vecchio sembra contemplare il sorgere del sole. Noi intanto avanziamo chiacchierando, senza badare troppo al tono della voce. “Ragazzi… fermatevi..” ci chiama così, la voce roca, logorata dal tabacco, ma molto fine nell’impostazione “Ho una cosa per voi..”. “Non ci serve niente, stiamo bene così!” rispondiamo quasi in coro. “tranquilli, non voglio vendervi niente, ho un regalo per uno di voi... vi chiedo un minuto, uno soltanto.”. Solitamente tiriamo dritti, ma lei decide di concedergli un po’ d’attenzione. Io, controvoglia, mi adeguo. Il vecchio estrae dalla tasca un sacchettino. Già mi immagino cosa possa contenere. “Siamo a posto così, la ringrazio, ma non ci occorre niente!” ripeto un po’ spazientito. “Questo è per te..” mi fa. Guardo. È un sacchetto con un po’ di liquido trasparente. “..ma è acqua?!” faccio io. “Sì, è per il tuo pesce..” “Ma, io non ho pesci…!” replico. Estrae un blocchetto di carta, scarabocchia qualcosa e mi porge il foglio: ne ha disegnato uno, un po’ particolare. Nero, quasi una palla con strani pungiglioni e con tre code che sembrano rami. “Bene, ora ne hai uno!” mi fa, alzando lo sguardo e continua a dire “era da un po’ che ti cercava…abbi cura di lui, io non lo posso proprio custodire..”.

martedì, agosto 15, 2006

Sono un filo d’aria, e voglio andare dove mi pare. Basta con ‘sta storia: libero come il vento…non è affatto vero! Io non so chi mi guida, ma finora non sono andato dove volevo. Correnti più impetuose, il mare, qualcuno dice la luna e il sole, altri addirittura l’uomo…non so chi ci sia alla guida del timone, e francamente, non m’interessa saperlo, ma non mi lascio più pilotare. Basta. Mi prendo un giorno di ferie e giro il mondo. Voglio vedere dov’è più azzurro il cielo, e se in alto riesco a respirare. Voglio andare a est per vedere la prima alba e correre a ovest per scorgere l’ultimo tramonto. Voglio spostare le dune nel deserto e sospingere uno stormo di gabbiani. Bagnarmi le mani nel mare, per poi risalire, su, su una nuvola per asciugarmele per bene. E aspettare quel bambino che nell’ultima settimana più volte ha provato, vanamente, a far volare il suo aquilone… ecco starei lì delle ore pur di farlo divertire.

lunedì, agosto 14, 2006


La vita, come la fantasia, è un’esperienza totalizzante; solo che, troppo spesso, tendiamo a dimenticarlo.
Quando ce ne rendiamo conto e smettiamo di interpretarla passivamente, la felicità non è più solamente un premio.

domenica, agosto 13, 2006

“Mi laureo a 25 anni, in linea con la mia tabella di marcia. Un anno all’estero per imparare la lingua. Intanto lei finisce l’università. Torno, trovo il lavoro giusto per me, mi do da fare e finalmente potrò pensare a costruirmi una casa. Mi sposerò e avrò una bellissima famiglia.” Momento epico. Dovrebbero scattare gli applausi. E anche una musica solenne per enfatizzare il tutto.

Sfortunatamente per lui non resisto e alzando il calice, ad alta voce, esclamo:”…Che la forza sia con te!”

sabato, agosto 12, 2006

Cammino per strada. Il sole non brucia come solitamente d’estate. L’asfalto non sbuffa calore. C’è un filo d’aria, che figuriamoci se non si intrufola tra i vestiti e tra i capelli. Mi fermo. Non passa un’auto che sia una. Meglio così. Questa zona vicino a casa tra un po’ sarà diversa, deformata da un’arteria che convoglierà parte del traffico del centro. La ferrovia sembrava un limite invalicabile, un confine tra la zona industriale e questo ultimo scampolo di campagna. Una barriera che ha resistito per molti decenni: una barriera tuttavia troppo facile da aggirare. I miei nonni erano contadini, hanno “lavorato la terra”, quella stessa terra che diventerà asfalto. Quanti sacrifici per un raccolto… ricordo ancora gli occhi volti al cielo da parte del nonno quasi a supplicare un pò di pioggia o la fine della grandine. Avanzo lentamente e mi tolgo i Ray-ban neri: voglio avidamente conservare il ricordo di questa zona, senza schermi. Ormai i lavori sono ultimati: la striscia nera è ancora innocua, confusa tra il verde di cespugli e fronde: questo fiume di catrame si snoda attraverso quel che resta della campagna, che si ritrae e si lecca le ferite, dopo l’ennesima amputazione. Seppur mutilato, senza il flusso di vetture e camion che presto lo invaderà, questo spicchio di territorio mi è ancora familiare. E me lo voglio godere così, silenzioso, ingenuo, defilato un'ultima volta ancora.

venerdì, agosto 11, 2006

È schietto il silenzio quando tace perché non ha niente da dire. È un amico sincero quando mi zittisce e mi consiglia di ascoltare: ogni volta penso che si sbagli perché in apparenza non sento alcun rumore. Mi dimentico – Dio, quanto sono ingenuo! – che c’è un suono che l’orecchio non riesce a percepire. Allora mi metto ad ascoltare in silenzio la voce del silenzio: tanta basta per creare in me uno stato d’animo di confusione

giovedì, agosto 10, 2006

E ora, se hai tempo e voglia, mettiti a ricostruire il puzzle. Le tessere ce le hai. Non ce poi molto da pensare. Prova a spostare quel pezzo in alto e l’altro ruotalo e incastralo su quello che tieni in mano. Combacia perfettamente, fai la prova. È vero, ci vuole pazienza, ma non dovrebbe essere particolarmente difficile. E quando hai concluso, osserva l’immagine finale, dovresti conoscerla molto bene…

martedì, agosto 08, 2006

È da un po’ che parliamo. D’altronde era anche da un bel po’ di tempo che non ci si vedeva. “Cosa cerchi in una ragazza?”. “Mah… non so nemmeno cosa voglio da me, figurati se ti so dire cosa cerco in un’altra persona… a sedici anni forse avevo qualche punto fermo in più!”. È vero, più passa il tempo e meno mi interessa costruire un archetipo ideale di fidanzata. “di sicuro una ragazza che mi sappia aspettare e ascoltare e che a sua volta abbia voglia di parlare, di confrontarsi, di crescere. Di mettersi in discussione anche.” Sì dai, più o meno ci siamo. “ e che si interessi di libri e cinema…se possibile”. Mi guarda e il suo sguardo sembra dire: “ lo sapevo!” “E tu cosa cerchi in una ragazza?” glielo chiedo mentre finiamo di sorseggiare lo spritz. “…guarda, ormai non ho più pretese a riguardo…quello che arriva arriva…”. Figuriamoci se lui si accontenta: non l’ha mai fatto e mai lo farà. “Vuoi farmi credere che sei arrivato al punto: basta che respiri?” “Sì” mi fa lui, con aria di chi la sa lunga “hai detto bene: basta che respiri! Escluse quelle con l’asma, che poi non mi lasciano dormire la notte, tutto il resto va benissimo!”

lunedì, agosto 07, 2006

Mi sta sfuggendo di mano. Questa bolla d’aria mi scivola dalle dita. Non vorrei perderla. Ci ho giocato distrattamente, all’inizio, senza attenzione. Non la sentivo sulla pelle. I miei sensi non la percepivano. Quando ho realizzato cosa stavo maneggiando, mi sono stupito e un po’ irrigidito. E quando mi ricapita?! Non la devo scoppiare! non la devo scoppiare..! Cosa mi serve una bolla d’aria? Mah, progetti veri e propri non ne ho… però avrei una mezza idea di usarla per bloccare il mare… Anzi no: quasi quasi ci aggiungo un po’ di sapone: così facendo, in questa bolla, mi ci potrei pure perdere..

sabato, agosto 05, 2006

Le parole d’altronde a che servono? Ne estraggo qualcuna a caso, le lancio in aria, sopra la mia testa per poi aprire la bocca, per provare a beccarle con la punta della lingua. Le sciolgo, le assaporo. A volte ci gioco come solo i bambini sanno fare. A volte le lascio libere di vagare; a volte non le trovo, specie quelle più comuni, tipo ”..sei speciale, ti volevo ringraziare..”. Queste, dinnanzi a te, proprio non vogliono uscire.