martedì, maggio 29, 2012

Togliere delicatamente quel velo di malinconia dai tuoi occhi e strizzarlo via, prima che diventi tristezza o calcare.

Se i sogni sono dolci, al risveglio, fai subito una sessione di addominali per rimediare.

Le mie storie non finiscono. Semplicemente continuano altrove.

sabato, maggio 26, 2012

Spesso sogno di essere un funambolo capace di camminare su un filo sospeso nel vuoto.
Poi mi sveglio con la nausea.
Soffro di vertigini.

Sono nervoso.
Ho appena ucciso una zanzara anche se so bene che non era colpa sua.

Distrattamente ho calpestato l’attimo invece di coglierlo.

Le coccinelle sono sopravvalutate.
Non sono né belle né simpatiche. Hanno fatto un buon marketing col discorso della fortuna. Tutto qua.

Vorrei andare a vivere in Svizzera.
Mi piace la puntualità con cui arrivano le ore di là.

Uffici con luci al neon dove conigli in gabbia crescono in fretta, ritrovandosi senza futuro, ma con un mutuo da pagare.

Attimi caduti in volo, senza tempo. Incidono perché te li ritrovi davanti, quasi per caso.
Come se fosse destino.

Il passato è troppo profondo. A guardarlo vengono i brividi. E non c'è il parapetto vicino al bordo.

Immaginare il futuro è come fare un disegno in un foglio bianco.
Hai piena libertà e un po' di paura di sporcarlo con troppi segni incerti.

Io del parafulmine invidio il portamento, lo stoicismo e soprattutto il coraggio.

venerdì, maggio 25, 2012

Cambio canale e metto sui sogni; di solito mi addormento prima di vederli.

giovedì, maggio 24, 2012

Vorrei che il tempo si prendesse subito quello che vuole da me, senza che io debba aspettare ancora di perdere altro tempo.

“Vedi, credo che a volte le persone si accontentino e stiano meglio di me.
Trovano una persona che può andare bene, senza grandi pretese e rimangono fossilizzate per tutta la vita, senza metterle in discussione.
Stare con me è diverso e più impegnativo perché alzo sempre l’asticella e dopo un po’ questo diventa logorante.”

“Perché alzi l’asticella? Perché non ti vanno bene? Perché cerchi di cambiarle?”

“Tutti cerchiamo di cambiare chi ci sta affianco. Io non cerco di limare i difetti, non è questo il punto. Cerco piuttosto di tirare fuori il meglio dalle persone, spronandole e mettendole in gioco. Non vorrei farlo, ma purtroppo è così.”

“Non ti seguo. E sinceramente non sono nemmeno d’accordo. Secondo me dovresti accettare una persona nella sua interezza, non cambiarla. Se vuoi cambiarla significa che non ti va bene com’è.”

“E qua la pensiamo diversamente: le persone non sanno nemmeno quanto possono migliorare, se solo lo vogliono. A volte sono pigre e non si mettono in gioco, altre volte invece sono orgogliose e non accettano consigli.”

“Io non credo resisterei a lungo con una persona che continuamente mi critica, intimandomi di cambiare. Sarebbe oggettivamente difficile e stressante come situazione”.

“Non travisare: tra il bianco e il nero esiste comunque un’intera gamma di colori. Per cui non cerco delle persone che non mi vanno bene, solo per cambiarle. Vabbè, sono malato di Photoshop come te, ma non sono così masochista. Sono cosciente che la perfezione non esiste e quindi non la cerco.
Tuttavia ci confrontiamo sempre con le persone che conosciamo, che incontriamo, che vediamo e quando identifichiamo caratteristiche che ci piacciono non possiamo ignorarle.
E soprattutto quando una persona può fare un passo in più è giusto che lo faccia. Io per primo cerco di applicare questo principio su di me."

"Una persona deve sentirsi di fare quello che di sente di fare, non quello che vorremmo noi facesse. E la persona che ci sta affianco, a maggior ragione, dovrebbe sentirsi amata così com'è."

Continuammo a parlare ancora un po', facendo sera e aspettando il domani.

Tutti i miei pensieri portano a te, senza confluire.
Si intasano e si addensano.
Farli uscire, è questo il problema.

Stasera vorrei vivere una favola e non il solito sogno.
A lieto fine, dopo il risveglio.

martedì, maggio 22, 2012


Tempo di bilanci. Tempo di ripartenze.
Eccomi qua, a parlare di me a me stesso.
Giusto così, a volte conviene affrontarsi, parlarsi.

Alla soglia dei trent'anni mi sembra di aver fatto e disfatto tutto.
Anzi ho fatto e disfatto tutto.
Stasera, guardando indietro, direi di non avere combinato niente, ma so che non è così.
So che non stanno così le cose e che sarei ingiusto verso molte persone. E verso me stesso in primis.

Stasera sento il vuoto. E fa molto rumore.

Stasera mi sento solo anche se sono consapevole di avere amici veri e una famiglia fantastica.
Mi sento solo e non ci posso fare niente. A volte capita. A me capita stasera.

Non voglio prendere il torcicollo a guardare troppo la mia vita attraverso lo specchietto retrovisore.
Non è facile ripartire, rialzarsi, inciampare e rialzarsi ancora. Ma si deve fare.

Dovrei ripartire da me stesso per colmare questa solitudine che sento dentro.
Non posso ripartire dagli altri.

Per stare in mezzo agli altri bisogna prima stare beni con sé stessi. Lo so, lo so, lo so.
Lo so ma non è facile.
Ci riesco a momenti, mi frega la voglia di non accontentarmi mai.
Questa voglia che mi logora e mi lascia insoddisfatto.

Questa è la fase più strana della mia vita.
Mi sento in un limbo dal quale devo cavarmene fuori alla svelta.

Ho tutto quello che mi serve per vivere al meglio la vita. Lo so.
E non devo invidiare nessuno. So anche questo.
Mi frega quella strana sensazione, quella continua ricerca che non riesco a placare.
E che spesso mi consuma dentro.

Credo che quella ricerca sia il mio bene e il male.
L'impazienza con il quale mangio tutto però la rende spasmodica.
E provoca danni.

Riuscissi a capire che il tempo va vissuto, ma senza l'impazienza che mi contraddistingue, mi porterebbe alla felicità.
E la felicità, come tutti voi d'altronde, è il punto d'arrivo a cui tendo.

sabato, aprile 28, 2012

Un sorriso tirato.
Dimmi dove, che te lo raccolgo.

Ho appena cancellato, per errore, uno dei post più belli che io abbia mai scritto.
Devo togliermelo dalla mente.

Accetto con discrezione i sorrisi altrui.
Poi li metto in cascina, facendo piccoli fasci, pronti all'uso nei momenti di freddezza.

giovedì, aprile 26, 2012

Guardare una nuvola da dietro una finestra, non implica necessariamente che non ci stai passando attraverso.

Se scrivi parole d'amore, non farlo mai con la penna rossa.

martedì, aprile 24, 2012

Se riempi di troppe parole i tuoi monologhi interiori, i tuoi silenzi sono occasioni sprecate.

Se afferri l'arcobaleno per la coda non preoccuparti: è acquerello, non lascia macchie indelebili sulle mani.

La prima ipotesi è quella che scarto, giusto per perdere tempo.

Ho scoperto dove finiscono i miei sogni dismessi. Alcuni, rivisti dopo un po' di tempo, mi commuovono e mi divertono. A dirla tutta, oggi mi sembrano migliori di come apparivano allora. Per questo vorrei liberarli dal sonno.

sabato, aprile 21, 2012

Title: Looking at you in this painted canvas without frame

Sono affascinato dalle fotografie che sfruttano giochi di prospettive.
Mi piacciono le prospettive.
Sono finte e irreali al punto giusto, rappresentano una distorsione della realtà a cui l'occhio crede.
Le prospettive ingannano l'occhio e la mente, senza deludere e anzi compiacendo entrambi gli organi.

Raccontatemi bugie in prospettiva, crederò a tutto senza arrabbiarmi.


Title: Inside my head

Non riesco proprio a capire dove ho messo quel nome, sì dai, quel nome..oddio non ricordo, sarà finito nell'intercapedine della emme, sotto mille e passa inutili pensieri, lasciati e mai ripresi.
Dovrei fare un po' di ordine, sempre se ne trovo il modo.

Mi riesce più semplice distrarmi.

venerdì, aprile 20, 2012

Vedersi riflessi in un vetro opaco e non riconoscersi subito, alzando gli occhi troppo velocemente.
Aspettare, aspettarsi.

martedì, aprile 17, 2012

Ovunque. Dove sono adesso, mentre mi allontano dalla puntualità delle sovrastrutture. Libero, per poi tornare a terra, aprendo gli occhi, domani.

A volte la notte è di un nero lucido che vorrei toccarne la superficie.
Al tatto dovrebbe essere molto piacevole.

Tutto tace, in fondo la notte aspetta un punto bianco di luce, senza fretta.
Non chiedere niente alla notte, chiedi ai tuoi sogni dove puoi arrivare, poi ascoltati dentro, con molta molta calma.

domenica, aprile 15, 2012

Ci saranno momenti.
Altri.

sabato, aprile 14, 2012

Se mischi i presupposti con le conclusioni, agita bene.
Altrimenti rischi di capire che stai toppando.

venerdì, aprile 13, 2012

Ma lascia stare il futuro!
Lo leggeremo tranquillamente domani.

giovedì, aprile 12, 2012

Avrei potuto, ma non ci sono riuscito.
Com'è che ce la faccio ogni volta a non riuscirci?

Ricordo di aver odiato profondamente i trentenni, quando avevo vent'anni.

Poi arriva un giorno che senti la provincia stretta, troppo stretta.
E non basta slacciare il primo bottone della camicia per sentirsi meglio.



È come mescolare con troppa foga i propri sorrisi, incuranti dei presunti confini.

martedì, aprile 10, 2012

E capire che capirsi è un lavoro da grandi.
Però chissà se i grandi esistono sul serio.
Io credo di no.

Non esiste Babbo Natale, non esistono i marziani e non esistono i grandi.
Però, mi raccomando, non ditelo mai ai bambini.

Sono quello che, nella foto di classe delle elementari, sorrideva timido per non disturbare.

È come credere di volare, senza preoccuparsi di esserne capaci davvero.
Come da bambini, quando ci si immaginava adulti.

domenica, aprile 08, 2012

Purtroppo qua non ci sono molti panorami da fotografare.
Bisogna sempre andare in cerca di dettagli.

Oggi alcune pozzanghere non riuscivano proprio più a contenere la loro porzione di cielo.

C'è gente che ai passaggi a livello chiusi di Piombino Dese ha fatto tempo a innamorarsi, perdersi, scoprire, ridere, piangere e invecchiare. Il tutto in attesa che passasse il convoglio.

C'è poi, chi come me, è riuscito a perdere treni, aspettando impotente di fronte alle sbarre abbassate.

Mi disse che nessuno poteva fermare la pioggia.
"Vedi, l'ombrello è soltanto un palliativo in attesa di una tettoia.
Ma fuori piove comunque."

"Non possiamo essere arbitri di tutto, questo lo dobbiamo accettare, nostro malgrado." pensavo, attendendo che l'acquazzone concedesse una temporanea tregua.

giovedì, aprile 05, 2012

Potrei restare avvolto in me stesso per poi scoprirmi all'improvviso.
Potrei bloccarmi e ricominciare.

Mi vesto e mi spoglio di silenzi e parole, lasciando cadere il presente, attorno e sospeso.

A volte, certe piccole soddisfazioni stanno anche in punta di dita.

Ho bisogno di molto zucchero nel mio acido.
Altrimenti mi impregno di acerbità.

mercoledì, aprile 04, 2012

Mi disse: "Non obbligarmi, né qui né altrove."

domenica, aprile 01, 2012

Si, ma noi facciamo sogni in HD che sembrano veri.

sabato, marzo 31, 2012



Indossavamo le maschere di noi stessi, ci sentivamo particolarmente alternativi.
Sapevamo usare l'avverbio assolutamente nel modo corretto.
E quando sbagliavamo, lo facevamo apposta, per sentirci integrati.

Anche le comete hanno il loro bel daffare, per attirare l'attenzione, in un cielo così pieno, mentre i lampioni confondono i mezzitoni del giallo, mischiandoli con il bianco della polvere.

Anche un secondo può essere un momento lunghissimo, se ci passi attraverso a folle velocità, rischiando tutto quello che puoi rischiare.

giovedì, marzo 29, 2012

Mah, forse Dio, io di sicuro no.

martedì, marzo 27, 2012

Ad occhi chiusi, ad ascoltare lo sciabordio delle onde, mentre la notte si alza in punta di piedi a guardare il cielo.
Per poi immergersi lenti in una naturale quiete interiore.

Vorrei essere quella tazza di tè fumante, che scalda l'inverno.
Vorrei esserlo in special modo quando viene preparata inaspettatamente, con amore.

In quell'abbraccio durante la notte tra l'oggi e il domani, quando le nostre palpebre chiuse ci separano dal tangibile respiro lento del mondo che riposa, troveremo mai la forza di essere migliori?

Andare per tornare migliore.
Andare per fare un passo dopo l'altro, senza la frenesia che mi porta ad inciampare su me stesso.
Andare per essere un momento dopo l'altro, lungo un arco temporale molto più lungo.

Essere un segno, reversibile come il gesso, ma calcato forte forte a diventare traccia perenne.
Essere una linea che congiunge due punti e avere la consapevolezza di arrivare a destinazione.

Che poi, forse, non è nemmeno questo.
Credo sia più un discorso di tranquillità e serenità a dare quella sensazione di vita.

Per poi riscoprire il gusto della sfida e la ricerca degli obiettivi.
Il punto è avere nuovi traguardi, nuove mete, nuovi punti da congiungere.
Per poi fermarsi. E ripartire.

Mi sa che dormi.
Non ti voglio svegliare.
Non voglio violare quell'intima cortina di ferro che ti separa dal reale, non voglio sottrarti ai tuoi sogni.

Il preludio di un giorno nuovo, il guardarsi e toccarsi piano, i sorrisi che aspettano incroci vicini di labbra estatiche e gli occhi socchiusi, in un'immagine edenica.

lunedì, marzo 26, 2012

Abbiamo l'esigenza di provare empatia, entrare in simbiosi.
Essere capiti, a volte senza nemmeno fornire spiegazioni.

Una vibrazione ed un brivido che assieme si muovono sulla pelle.
Questa è la sensazione che si prova quando accade.

Pausa.
Di punto in bianco spegnere tutto e staccare.

M'insegni che è possibile, ogni volta che ti isoli nei tuoi lunghi silenzi.
Colgo la capacità di provare piacere nello stare da soli, il che non significa essere soli.

Io non ci riesco quasi mai.
Finisce che mi snervo in attese che mi infastidiscono.
Devo riempire il tempo, per riempirmi la testa di altro.

Sto bene da solo, solo quando percepisco di non esserlo.

E di giorno sono copywriter dei miei dialoghi interiori e di notte art-director dei miei sogni.

domenica, marzo 25, 2012



Se un uomo corre, può fuggire, scappare, rincorrere, inseguire.
Però se vedi solo quella sequenza o quel fermo immagine, non lo puoi capire.



Tutto è molto fluido.
Mi ci voglio invischiare fino al collo.

Quando capisci che ne potrebbe davvero valere la pena, non ci sono calcoli.

sabato, marzo 24, 2012

Disegnava tramonti sul mare, tutti quelli che si ricordava averlo emozionato, su carte da lettere consunte.
Poi spediva quei disegni, perlopiù a sconosciuti, appiccicando francobolli, collezionati scrupolosamente per un'intera vita.
A volte scriveva brevi componimenti, inneggianti alla vita, alla bellezza e all'amore.

La vita gli aveva dato tutto. Ne era cosciente.
A 85 anni le sue opere erano presenti nei più importanti musei d'arte contemporanea, amato donne incredibili, conosciuto persone interessanti e visto paesi mozzafiato.

Voleva regalarsi gratuitamente sperando che la vita potesse sorprendere persone disposte a farsi sorprendere dalla vita.

Se cerchi appigli, stai attento che non siano spine su gambi di rose.

venerdì, marzo 23, 2012

Avrei preferito due attimi anziché uno.
Ne avrei usato uno per capire com'ero.

mercoledì, marzo 21, 2012

Provo a stropicciare i miei sogni.
Dalle increspature nascono giorni più densi.

lunedì, marzo 19, 2012

Alla fine siamo come ponti che si gettano ad abbracciare il mare.
Siamo in bilico su trampoli, a scrutare il cielo.
In sospensione a prendere fiato, ad inseguire nuove onde, a raccogliere nuvole.

Lasceremo che tutto sia difficile da raggiungere e instabile da mantenere.
Nei nostri giorni migliori non avremo confini.
Nei nostri giorni più belli saremo come parentesi aperte, a rincorrere la vita, a tutto colore.

sabato, marzo 17, 2012

Costruiva specchi sui quali le persone non si potevano arrampicare.
Qualcuno però, incurante della cattiva sorte, li mandava in frantumi.

Mi disse: "A ognuno di noi serve un appiglio, una via di fuga e soprattutto non vedere la propria immagine nei momenti di difficoltà".

Sorrise.

"Non farti prendere dal panico: non vale la pena sprecare energie".

venerdì, marzo 16, 2012

Mi sembrava di essere in un film di Terrence Malick.
I miei pensieri come l'onnipresente voce narrante fuori campo, in un flusso continuo.
Un racconto intimo e incessante, più lungo del tempo.

I miei punti di connessione con la realtà, i miei occhi, i tuoi occhi, un crescendo.

E sentirsi come un pixel rosso in uno schermo, molto molto grande, nel momento in cui appare l'immagine di un cuore stilizzato.

E non rendersi conto che il tono della voce sale, sempre più, e tutto attorno l'aria sì satura di un'elettrica vibrazione, che continua a crescere, ancora e ancora, finché all'improvviso il silenzio.

Un bacio, questo sì, ad ammutolire i pensieri.

martedì, marzo 13, 2012

Mi spingo più su.
Adoro vivere quegli attimi di estatica bellezza dove il tempo si dilata e l'elasticità delle pareti diventa una compressione adrenalinica di gaudente vitalità.
La visceralità del mentre, vissuto da dentro, quando immerse e a contatto, le pulsioni trasfondono la realtà.
Il campo focale si fa indistinguibile, le immagini accese e sovrapposte.
Dove, come e quando non hanno ragione, il perché meno che meno.
La pienezza di un attimo è il totale, difficilmente frazionabile, anelato e auspicato per dare un senso di compiutezza alla vita stessa.

domenica, marzo 04, 2012

Non è vero che tutte le storie, canzoni, film parlano d'amore.
Ma quelle che ci ricordiamo sì.

Entro in punta di piedi nel mio Io più profondo.
Disegno e cancello fondali ai miei sogni per renderli sempre più belli.
Ci metto un sacco di colori caldi, perché scaldano il cuore e diffondono allegria.

Dissi a me stesso di non aspettarmi.
In fondo le attese mi hanno sempre snervato, specie quando ci sono io di mezzo.

sabato, marzo 03, 2012

Non avevo sonno.
Rimasi fermo fuori ad aspettare.
Nel silenzio ci fu un momento in cui, anche se il domani avesse avuto un cielo di un colore diverso, beh, sarebbe stato fantastico in egual modo.

Tutto si compie in piena libertà.

Non capivo l'andamento sinusoidale del mio umore.
Avrei preferito una linea dritta, avrei preferito evitare i picchi e le ricadute.
Il punto è che la felicità ti porta altissimo, forse troppo, dove tutto è fantastico.
Poi però quando cala, ti senti ingannato, da te stesso in primis.

La soluzione è molto semplice.
Non devi tenere duro. Te ne devi fregare, mi disse.

Mi incanto a guardare i profili tracciati dal sole.
I contrasti e le imperfezioni, le lievi differenze tra la realtà e le ombre nere dei dubbi.

Le incoerenti sfumature dal bianco al grigio sono trappole mentali, dove si possono rifugiare facili vie d'uscita.
Sta tutto in un gioco di luci, sta tutto in quanta voglia hai di vedere quello che hai di fronte.

I punti di fuga non sono spazi percorribili biunivocamente.

venerdì, febbraio 24, 2012

Arrivai in stazione a Roma che erano quasi le nove di sera, dopo un'intensa giornata di lavoro.
La Freccia Argento era in perfetto orario. Decisi di fermarmi a mangiare qualcosa in uno dei locali della stazione.
Optai per la steak-house.
Mi confusi con il resto dei viaggiatori, che presi dalla fame o dalla necessità di impiegare il tempo, popolavano il ristorante.
Mi accomodai in un tavolo vicino a una coppia di sessantenni.
Lei, capelli grigi, occhiali da miope e aspetto ordinario da madre di famiglia, lui quel che resta di un medio borghese, al tempo probabilmente piacente, anche se non particolarmente elegante.
Viaggiando da solo, in quel momento seguivo i miei pensieri, che si avvitavano uno con l'altro solidificandosi, sbattendo e fluidificando indipendenti.

Dopo aver ordinato la mia cena iniziai a seguire il filo dei discorsi della coppia.
Era evidente che non erano marito e moglie. Credetti sul subito che fossero colleghi, ma poi notai troppa intimità nei loro movimenti. I loro gesti comunicano più delle loro parole, almeno inizialmente.
Prima del mio arrivo, lui le teneva la mano.

Di solito non capisco mai quando due persone sono amanti, non decodifico i segnali.
Questa volta però era perfino troppo evidente.

Inizio un flusso di parole tra i due che mi lasciò perfino sorpreso.
Mi sorprendeva vedere l'innamoramento, la fiamma, la voglia bramosa in lui e la composta accettazione di lei.
Mi sorprendevo di sorprendermi.

Sulle note beffarde di nobody's wife di anouk, lei parlò dei suoi figli, di suo marito, della sua vita e delle sue paure.
Aveva paura del suo sentirsi innamorata, anche se fino in fondo non riuscivo a capire se davvero lo fosse, o se si trattasse di altro.
Lui invece era rapito e vidi nell'eccitazione dei suoi movimenti il classico atteggiamento maschile. A sedici, trenta, quaranta o sessant'anni l'uomo non riesce a nascondersi, concedendo un indubbio vantaggio alla donna.

I discorsi si fecero via via più complessi. La donna palesò chiaramente i suoi tormenti.
"Non credo che lui mi tradisca." Forse avrebbe preferito che anche il marito avesse una vita parallela, l'avrebbe fatta sentire meno colpevole. Il marito l'aveva messa ai margini della sua vita, non coinvolgendola nei problemi quotidiani, ma di fatto alienandola dai suoi pensieri. Non lo diceva con rabbia, odio, o altro sentimento negativo.
Lo diceva e basta.

L'uomo cercava di alleviare quel senso di colpa della donna, esposto in modo molto asciutto e intellettualmente onesto, aggiungendo parole con troppa enfasi.
Parlò della fine della sua storia, dei litigi con la moglie, di come decise di andar via di casa.
Però quell'enfasi, in aperto contrasto con la calma della donna, tradiva una delle più grandi paure umane: la paura della solitudine.

Nel frattempo avevo consumato la mia cena.
Chiesi il conto al cameriere e decisi di lasciarli soli. In fondo sapevo anche troppo della vita di due perfetti sconosciuti.

Prima di uscire, mi girai un'ultima volta.
Vidi che, forti della ritrovata intimità, lui le aveva ripreso la mano.

mercoledì, febbraio 22, 2012

"Quando non ci sei, capisco quanto mi manchi." pensò.

Sperava soltanto che i suoi non fossero pensieri tristi.
Prima della buonanotte possono generare incubi.

Sembra. A volte sembra soltanto.
Ma non riesci a capirlo. E ti consideri stupido, perché invece dovevi capirlo.
Più raramente capita che sia tutto vero.
E allo stesso modo hai un po' di paura. Perché anche la felicità spaventa. Perché ci sembra sempre che ci colga impreparati ad accoglierla.
Alla fine basta solo viverla.

lunedì, febbraio 20, 2012

Possiedo solo parole.
In apparenza sono la punta dell'iceberg dei miei pensieri, ma in realtà rappresentano l'essenza stessa di quei pensieri.
Goccia dopo goccia sedimentano, plasmano e scivolano via.
Ti lascio parole come testimonianza vera della rappresentazione soggettiva e parziale del mio essere uomo e dell'interpretazione che io faccio della realtà.
La realtà che vivo, respiro e scelgo, consapevolmente o passivamente.

Mi dici che parlo tanto. Me lo dici sorridendo. E hai ragione.
Potrei stare zitto. Godermi attimi troppo pieni per parlarci sopra.
Le mie parole sono fili invisibili, che si dipanano in ordine sparso sulla superficie della tua percezione e che i tuoi sensi assemblano e interpretano in un modo a me sconosciuto.

Devo leggere il loro effetto nei tuoi occhi.
Ci provo, aiutandomi con i tuoi sorrisi.
Il fascino di un nuovo alfabeto, che via via diventa più familiare.

martedì, febbraio 14, 2012

Un battito d'ali. Uno soltanto.
La mia presa di posizione non potrebbe davvero essere più netta e definita.
E se poi io non ci dovessi riuscire, almeno non avrei rimpianti.

Gli piaceva la sua curiosità, le sue domande, la sua sete di conoscere cose nuove.
Lei chiedeva quando qualcosa non era chiaro e se la spiegazione non era convincente lo segnalava con un silenzio un po' più insistito.
Quando trovava invece qualcosa di interessante le sue iridi si dilatavano, come preludio di un imminente sorriso.

"Ehi, ma qua hai scritto di me!" disse lei fintamente indispettita.
"No, non mi pare.." rispose lui, mentre preparava la moka.
"Come non ti pare? E allora di chi hai scritto qua?" chiese lei, guardandolo di spalle.
Con movimenti lenti, accendendo il gas, rispose: "Di noi due."

"Ti penso e ti voglio". Non aggiunse altro.
Riguardò il testo sullo schermo del cellulare.
Esitò un istante ancora.

Si annusò la mano che parlava ancora di lei.
Il profumo della sua pelle come un detonatore capace di fare brillare le stelle improvvisamente, tutte assieme.

L'irragionevolezza dell'innamoramento non permette distrazioni, è un sentimento totale e totalizzante.
"Così irragionevole che ti costringe a pensare e a desiderare, in ogni momento, che fa quasi rabbia non averti qui, adesso, per continuare a baciarti."

lunedì, febbraio 13, 2012

Pensava a quei baci rubati, improvvisi e pieni di passione.
Quei baci che restano dentro e lasciano sulle labbra la voglia di altri baci.
Si mordicchiò il labbro inferiore e d'istinto provò a chiamarla.

sabato, febbraio 11, 2012

In questo passaggio latente, l'imperfezione dell'inutilità delle cose superflue mi da veramente una piacevole sensazione di pienezza.
Come le bollicine delle bibite gassate.

Applicherò i principi Zen per una vita votata all'essenzialità non appena mi scomparirà questo sorriso dalle labbra.

giovedì, febbraio 09, 2012

Usciì sul terrazzino della mia nuova casa.
L'inverno non mollava la presa, ma quella sera la morsa del freddo era un pò meno tenace.
Stavo per rientrare, quando fui colpito da due ragazzi, che mano nella mano si stavano avvicinando alle rispettive automobili, parcheggiate giusto sotto il terrazzino.
Indugiai ancora un momento.
Lui aveva più o meno la mia età, sulla trentina. Lei invece sembrava più giovane.
Si fermarono in un punto in cui potevo vedere entrambi e nel silenzio sentire qualche strascico delle loro, poche, parole.
Si baciarono e si abbracciarono in un abbraccio totale, davvero stretto. Scrutai i loro occhi nel momento in cui si allontanarono leggermente.
Vedevo la felicità nei loro occhi, nello specchiarsi in sguardi di reciproca richiesta.
Lei lo baciò ancora. I loro lineamenti sfumarono.
Quando i contorni dei loro volti tornarono nitidi, riusciì a vedere meglio il viso di lei: un sorriso magnetico e due occhi vispi che chiedevano di non essere delusi. Dovevo ammettere che era proprio bella. Si capiva bene che era innamorata del ragazzo, ma da quel che potevo capire, qualcosa la tratteneva ancora, nonostante i baci e l'attrazione evidente.

Nonostante il freddo non riuscivo a muovermi. Non volevo essere motivo di disagio, non volevo rovinare quel loro momento. Mi trovavo in un certo senso a tifare per loro.
Il loro trasporto, e il fatto di non riuscire a staccarsi, erano segnali inequivocabili.

Avevo vissuto diverse volte qualcosa di simile negli ultimi tre anni, dopo la fine di una lunga storia.
Ma quei due ragazzi, i loro sguardi e i loro corpi parlavano un linguaggio diverso.

"Sei felice?" gli chiese lui. Lei lo guardò ed annuì. Lei aggiunse qualcosa, che io non riusciì a capire.
Qualcosa che turbò per un attimo il ragazzo, perché i suoi occhi si tinsero per un istante di un colore meno brillante.
Si strinsero più forte, ma non sentivo più i loro discorsi.

Tornai dentro, approfittando del passaggio di un'altra automobile.
Continuai a guardarli da dietro la finestra. Vidi che si baciarono.

Se avessi potuto, avrei detto al ragazzo di fidarsi di quei baci e degli occhi di lei.
Qualsiasi cosa lei potesse aver detto era evidente come il suo sguardo era lo sguardo di una ragazza innamorata.
Allo stesso tempo, avrei spronato quella ragazza a vivere quei momenti fidandosi del suo cuore.

Tornai in cucina. La ragazza di cui ero innamorato e con cui stavo uscendo non mi aveva ancora risposto al messaggio, che le avevo inviato oltre tre ore prima. Non capivo. Ogni volta che arrivava un sms speravo fosse lei, ma così non era.
Spensi il cellulare. Non avrebbe risposto e non aveva senso sperarci, anche se questo mi faceva stare male.
Forse avrei dovuto raccontarle di quei due ragazzi innamorati.
Magari avrebbe capito.

Era il principio, ed era esaltante.
Camminava avvolto da caldi pensieri, che chiedevano ascolto.
Immagini veloci, in primo piano, gli riempivano gli occhi.

L'inizio ha il sapore buono dei sorrisi e degli sguardi, che rapiscono e irradiano.
L'inizio deve essere perfetto, deve aprire le porte, guidare i pensieri.

Le emozioni non aspettano e non seguono regole.

martedì, febbraio 07, 2012

Ci sono tante, troppe cose che non capisco.
Ci sono silenzi che riempirei di parole e parole e parole ancora.
Perché forse ho un pò di paura del silenzio, temo sempre che ci sia il vuoto dietro.
E così aspetto e aspetto e aspetto ancora.

Vorrei sentirmi come un quadro colorato e vorrei sentire tutto che si muove, così potrei tenermi impegnato, anche solo a guardare.
E i minuti sarebbero solo un concetto astratto.
Mi dovrei bastare, ma ancora non ci riesco fino in fondo.
Per quello scrivo.

Dovrei attuare un processo di deframmentazione della mia mente, plasmare ciò che provo ed esprimerlo compiutamente.
Oppure dovrei chiudere gli occhi e poi riaprirli all'improvviso, staccando il momento prima da quello successivo, e vivere tutto quello che c'è da vivere.
La schiavitù di quello che si è, nel riflesso di quel che si appare o si pensa di apparire, è una prigione mentale.
Il presente dev'essere vissuto libero, il domani non aspetta.

domenica, febbraio 05, 2012

Quelli erano gli attimi che ciclicamente tornavano.
Guidava piano, la sua auto morbidamente accarezzava l'asfalto e lo isolava dal freddo pungente.
In quel momento l'inverno se lo sentiva dentro, e lo destabilizzava.
Si sentiva sotto un metro e mezzo di sole, pronto alla primavera, a 10 centimetri dalla felicità più vera.
Si sentiva che quei raggi di sole avevano già messo in circolo nuova linfa, nuova vita.
Però quei raggi di sole, che lui aspettava e credeva fossero lì per lui, per qualche motivo che non afferrava, sembravano ritirarsi.

Non correre a lavarti le mani subito dopo aver toccato polvere di stelle.
Non aver paura che ti possa scappare via, non temere che si consumerà.
Annusala, inebriati, lascia che faccia effetto.
Non farti troppe domande a cui non puoi dare risposte.
Se sei felice, continua.

giovedì, febbraio 02, 2012

Il tempo mi rimane tra le dita. Suoni in sequenza sfumano in colori caldi, coinvolgendomi.
Chiudo gli occhi e respiro piano.
Rilascio attimi nascosti e mi preparo alla sublimazione del presente.
L'attesa, mia nemica, ancora riesce a darmi fastidio.
Respiro piano, ancora più piano, finché i colori si sovrappongono e le tonalità si accendono.

mercoledì, febbraio 01, 2012

Lei gli chiese se poteva trasmetterle un pò di positività, perché ne aveva bisogno.
Si ritrovò a pensare che era una delle più belle richieste che gli fosse mai stata fatta.
Sorrise due volte, ripensandoci.