lunedì, gennaio 02, 2012

Non posso fare nient'altro che scriverti.
Non mi resta altro da fare. Non ho più armi, non ho più munizioni.
Mi resta solo quello che provo per te, mi resta solo un sentimento forte, che mi chiede di fare tutto il possibile, e se possibile di più per non lasciarti andare.

Se c'incontrassimo oggi ti sceglierei ancora. Se potessi, ti vorrei conoscere una volta di più. Cerchierei la parola 'Jolly' più forte in modo che tu la possa vedere.

Se c'incontrassimo oggi ti direi che sei la ragazza piu bella che io abbia mai conosciuto e vorrei uscire con te, per la prima volta. Forse ti porterei al cinema, e ti vorrei baciare. Fin da subito.

Se c'incontrassimo oggi sarei geloso degli sguardi degli altri ragazzi sul tuo corpo, perché desiderano solo quello, mentre tu sei di più, ben di più.

Se c'incontrassimo oggi non usciresti più dai miei pensieri, e ne sarei felice.

Si, ti concederei tutto quello che vuoi. Anche una pausa.
Per te arriverei a tanto.
Potrei andare contro a me stesso.
Potrei andare contro quello che credo, perché credo più a te che a me.
Però ho una così tanta paura di perderti. Così tanta paura di perderti che solo a pensarci è un dolore così forte da fare male. Ti vorrei sempre con me.

venerdì, dicembre 30, 2011


Tratteggiava il contorno di un cerchio ripassando più volte sullo stesso punto. Più e più segni a ispessire la linea, a creare un solco sulla carta.
Inconsciamente con la penna a sfera faceva quello che la mente stava facendo con quel pensiero: ci tornava continuamente sopra, lo ripassava, lo riprendeva nervosamente.
Toglierselo dalla testa era impossibile.
Era come sperare di rendere limpido il cielo soffiando con la bocca a pieni polmoni contro le nuvole.

Il volo procedeva tranquillo. Sconnesso da ogni forma di comunicazione, se ne stava lì a guardare negli occhi il cielo, mentre il sole stiracchiava i primi raggi, facendo perno sulla curvatura terrestre per spuntare all'alba.
Non gli era indifferente volare, ma ne era comunque affascinato.
In quei momenti di stupore, i suoi quasi 40 anni erano tali solo anagraficamente.

Poi, come la punta della penna riprese velocemente a ripassare la semi-curva del cerchio, così automaticamente tornò a pensare che stava tornando da lei.
Messo da parte l'orgoglio, messa da parte l'ambizione, stava tornando da lei.

giovedì, dicembre 29, 2011

Title: Moonlight

Sedeva lontano dalla finestra, ma poteva scorgere la nuova strada regionale e il traffico di ritorno, verso casa.
I fari delle auto disegnavano dinamici coni di luce che si intersecavano con i semicerchi gialli dei lampioni sull'asfalto.

Cosa rimane di una giornata vissuta come un passeggero?
Cosa lascia dentro la ripetitività di azioni troppo uguali le une alle altre?

Il nero del cielo esaltava una splendida luna, padrona della scena.
Si ricordava quel primo componimento, scritto a 10 anni, di getto, per gioco. "La luna, che nel cielo è la più luminosa, seguita da una scia di stelle, all'alba si riscopre umile."

Non aveva il carattere per essere una stella o la Luna, ma non voleva nemmeno essere un cono di luce proiettato da un lampione sull'asfalto.

lunedì, settembre 05, 2011


Title: Punto di fuga.

Il punto è sempre lo stesso: perdiamo un sacco di tempo per non essere noi stessi. Non possiamo essere noi stessi, sarebbe davvero la fine della società.
Non possiamo essere sinceri, perchè saremmo cattivi e taglienti. Non possiamo fare quello che vogliamo, poichè risulteremo offensivi.
Hanno sbagliato nel corso dei secoli a scrivere una morale che non ci appartiene, se, a quanto sembra, è così difficile rispettarla.
Siamo aperti a slanci passionali e siamo capaci di amore, sia a parole che a fatti. E non pensiamo affatto che sia debolezza, né quando riconosciamo l'amore né quando ne veniamo sopraffatti.
Ci piace essere succubi dell'amore, completamente anestetizzati al resto del mondo.
Vorremmo esserlo sempre, e questo ci condiziona.

Non sta a me fare considerazioni sull'amore, sulla vita e in generale sull'essere o non essere coerenti come persone rispetto al sentire comune.
Posso però esprimere il mio punto di vista sullo scollamento tra la direzione impostata e pianificata e la direttrice attuale. Un punto di fuga.

La mia giovinezza sta lasciando il posto all'entrata nell'età adulta. Un tempo alla mia età i giovani erano già vecchi, consumati dalla vita.
Oggi siamo in stand-by, pronti ad accenderci come gli schermi dell'ipad.
In stand by, perchè la società ha fallito i suoi obiettivi e noi siamo vagamente illusi che questo non sia vero. In stand by perchè non sappiamo interpretare i segnali di pericolo, nessuno ce l'ha mai insegnato.

Mi immaginavo diverso da adulto. Immaginavo sarei stato diverso, più adulto e meno me stesso.
Più capace di scelte e responsabilità, più coraggioso e meno emotivo.

Ricordo da bambino i discorsi dei grandi. Non mi appartenevano, non li capivo e in generale mi annoiavano. Troppo seri: io avevo solo voglia di giocare.
Oggi quei discorsi dei grandi non ci sono più: i grandi non fanno più discorsi da grandi.
Solo i vecchi sono rimasti vecchi, con le loro facce aspre.

Ci sono arti che sono tali solo per chi le pratica. Per tutte le altre persone sono vizi di persone annoiate.
Ci sono persone che appartengono all'umanità e persone che si nascondono da essa. Le prime sono le persone che osano e che vivono, le seconde sono le persone che temono e che sopravvivono, finchè dura.
Lasciamo spazio all'amore, che distrugga, sanifichi e purifichi tutto quello che trova e lasciamo spazio all'arte, intesa come qualsiasi forma d'espressione capace di farci sentire degli essere umani vivi. Ci sono parole, canzoni, libri, frasi dipinti, sculture, installazioni, occhi, labbra e movimenti che mi scuotono e mi rianimano, e che mi fanno capire che il futuro non sarà sempre un domani da posticipare.
Non si può rimandare la vita, non si può rimandare l'amore.

Se serve un punto di fuga, non cerchiamo una direzione, non la troveremo. Lasciamo tutto e partiamo muovendoci anche di un solo passo.

martedì, agosto 02, 2011


Title: I'll waiting for you dear.


Era più bella che mai. Uscita dalla doccia lasciò cadere l'accappatoio e si guardò riflessa nello specchio, mentre ancora i capelli lasciavano qualche goccia d'acqua profumata dallo shampoo sull'asciugamano che aveva steso per terra.
Era decisamente sexy e desiderabile, nonostante un paio di chiletti in più, che però arrotondavano quel tanto che basta il fondoschiena da renderlo ancora più irresistibile.
Del filo di cellulite se n'era fatta una ragione, se ne infischiava di quella pubblicità in cui quel naturale inestetismo veniva bollato come malattia. Alla faccia del marketing e dei pubblicitari. Anche loro si sarebbero fatti un bel giretto su quello strato di cellulite, altro che malattia!

Poi vestendosi ripensò alla chiaccherata fatta durante la pausa caffè con i colleghi dell'amministrazione, due ragazzi e una ragazza davvero simpatici.
Avevano parlato di ferie, di mete esotiche, di villaggi turistici ed occasionali avventure.
Uno dei due ragazzi, un venticinquenne di bell'aspetto e consapevole di esserlo si era vantato delle notevoli occasioni che aveva avuto durante l'ultima vacanza.

Lei aveva ricordato come dai venti ai trent'anni era sempre stata fidanzata e tutte le vacanze le aveva fatte come coppia. Si era divertita ovviamente, ma non aveva potuto sperimentare quei flirt estivi che uno dei due ragazzi millantava aver fatto in gioventù.

Adesso aveva trentacinque anni ed era single.
Negli ultimi cinque anni aveva avuto modo di sentirsi donna per una seconda volta, dopo la prima fioritura in età adolescenziale, dove a fronte dei suoi diciotto anni sfoggiava un aspetto da donna.
Dopo i trenta aveva avuto un discreto numero di storie di breve durata e incontri occasionali con amici. Era stata con ragazzi più giovani, che la desideravano per sentirsi maschi, amante di mariti fedifraghi e padri di famiglia e compagna per uomini che nonostante lo spettro dell'andropausa sentivano pulsare ancora il sangue.
Non era solo attraente, era anche una discreta compagna. Materna e passionale allo stesso tempo, sfacciata e dolce. Quasi sempre apprezzata e desiderata anche perché non invasiva.

Si era saziata di maschi quasi per rivincita nei confronti del suo ex ragazzo. O meglio, lei alla soglia dei trenta sentiva di dover dare una svolta: aveva voglia di qualcosa di nuovo, aveva voglia di nuove esperienze, si sentiva emotivamente insoddisfatta.

Adesso invece sentiva che qualcosa stava cambiando. Sentiva che l'orologio biologico stava emettendo un ticchettio ben più percepibile. Non sentiva l'esigenza del matrimonio o di una relazione stabile. Quello non era affatto qualcosa di necessario per lei.
Sentiva forte il desiderio di un figlio, e sentiva che non poteva più aspettare.
Il suo corpo di donna e la relativa chimica le stava diffondendo quelle sensazioni con più insistenza.

Ogni tanto ci pensava. Chi sarebbe stato il padre di suo figlio? Non lo sapeva ancora. Non uno dei suoi ex amanti, tutti divertenti per un paio di notti, ma noiosi o problematici per viverci una vita intera.

In definitiva solo un ragazzo l'aveva veramente coinvolta. Si erano frequentati per un breve tempo, qualche anno prima e soltanto per otto mesi, poi lui si trasferì all'estero per una proposta lavorativa già accettata prima di conoscersi e non più ritrattabile.
Per evitare complicazioni decisero di lasciarsi e di bollare come un flirt quel bel periodo.
Bello, dai lineamenti maschi e con occhi azzurri che parevano fatti apposta per essere guardati e riguardati. Sentì un brivido ripensando al suo corpo atletico.

Con lui tutto era fantastico, e per questo lei aveva insistito in quella relazione, anche se sapeva che dopo poco sarebbe partito. Non poteva fare a meno di lui.
Di lui non ricordava solo le nottate, ricordava anche i pomeriggi e le mattinate trascorse assieme.
Era bello starci assieme, accoccolati sul divano. Dolce e ironico, ironico e brillante.
Era bello andare a cena con lui e stare a parlare con lui. Le piaceva che con lui poteva avere un dialogo che sottendesse anche una fase d'ascolto. In quei pochi mesi lui l'aveva davvero ascoltata, senza pretendere di dare consigli, soluzioni o inutili suggerimenti.

“Perchè non l'ho seguito?” si ritrovò a pensare, mordicchiandosi il labbro inferiore.
Lui gliel'aveva proposto più volte, ma lei non se l'era sentita.
Poi come a scacciare quel pensiero pensò a quanto le avevano detto le amiche e le persone più strette per rincuorarla della scelta, indubbiamente dolorosa: ”All'inizio è sempre tutto bello e tutti i ragazzi sono fantastici. Poi tutti cambiano, in peggio.”. Forse era vero, ma rimaneva quella stretta allo stomaco, quell'amore non bruciato che aveva continuato ad ardere nonostante secchiate di pragmatismo.

Rimaneva il fatto che lui sarebbe stato il padre ideale di suo figlio.
Guardò il notebook, ancora acceso. Aprì un nuovo messaggio di posta elettronica, richiamò il suo indirizzo email e gli scrisse di getto, in modo del tutto irrazionale: “Ciao, che tempo fa a New York? È ancora valido l'invito per una vacanza?”.

lunedì, agosto 01, 2011


Title: Empty boxes are fulfilled by dirty images.

Non era stato mai granché ordinato. Preciso e metodico nel lavoro quanto pigramente indolente nei confronti di tutto il resto. Forse per rigetto.
Stava cercando un vecchio numero di una rivista musicale, dove ricordava di aver letto di un gruppo di cui proprio non ricordava il nome. In quel momento era una sfida.
Le pile di mensili ormai ricoperti da polvere avevano la capacità di moltiplicarsi e saturare una stanza che solo due anni prima era talmente vuota ed essenziale da sembrare un ambiente di design.

Nella confusione della ricerca incespicò in una vecchia custodia di cd. Riconosceva bene quella custodia. Era inequivocabilmente legata alla vecchia macchina, dove l'impianto stereo era costituito da un vecchissimo sinto-lettore dotato di caricatore cd. La macchina era un catorcio ma quell'impianto era sempre stato un punto d'orgoglio per la qualità del suono.

Controllò il contenuto della custodia. C'era veramente di tutto. Gli veniva da ridere. Non avrebbe più ascoltato quella "roba", ma comunque era parte di un lui del passato prossimo.

Scorse velocemente i titoli dei cd, scritti a pennarello ed alcuni ormai sbiaditi. Trovò perfino la prima compilation masterizzata da lui, contenente vecchie canzoni dei Green Day, RHCP, Nirvana e Pearl Jam.

Poi trovò quel vecchio cd e si mise davvero a ridere.
Aveva tra le mani l'unica copia del primo demo, con le prime 4 incisioni in cui lei cantava. Quanti anni erano passati? 9, 10 anni? Boh! La scritta "demo V1" in pennarello indelebile nero rievocò vecchi contatti gettando un ponte nel tempo.

Non poté resistere, e dopo aver controllato che la superficie inferiore del cd non presentasse graffi profondi, lo inserì nel lettore ottico del Mac.

Partì la musica, aumentò di due tacchette il volume e si mise a sedere.

Ricordava perfettamente sia l'incisione di quel demo e l'emozione del primo ascolto, che il periodo dei concerti per e post incisione.
Lei seduta sullo sgabello, col microfono in mano, nei locali della zona. Quante volte le avevano chiesto di mettere la minigonna su quello sgabello, così da scoprire quelle splendide gambe. L'unica volta che mise una minigonna, e nemmeno troppo corta, lui si ricordò di come tutta la platea maschile si godette lo spettacolo sperando che il vestito si arrampicasse un po' più su, o di un accavallamento più audace. Lei sapeva che lui, anche se non lo dava a vedere, la voleva in minigonna, ma tutta per lui. Per quello il suo look da concerto era magliettina stretta con scollo a v e jeans.

Quattro canzoni per circa quattordici minuti di poesia in musica. Due canzoni di una bellezza pura, da ascoltare e riascoltare. Altre due valide, anche se non così ispirate. Più di maniera, meno impattanti da un punto di vista sonoro. Ma quella voce non si poteva ignorare, troppo calda e suadente.

Ascoltò due volte l'intero cd e poi estrasse il cd, senza copiare le tracce su itunes.
Lo ripose nella custodia dei cd.

"Chissà se canta ancora".
L'aveva rivista un paio d'anni prima, casualmente in un negozio d'abbigliamento. Che imbarazzo per entrambi. Lei col pancione, al settimo mese, solo un anno dopo che si erano lasciati.

"Spero di sì, era troppo brava". Sistemò la custodia nell'armadio.

Click. Sentì la serratura scattare. La sua ragazza era rientrata dal lavoro.

"Ehi..Bentornata! ..Come stai?" le chiese. "Tutto bene.. ma sono stanchissima..ho bisogno di vacanze!" rispose lei, lasciandogli il sapore delle labbra sulle sue, a seguito di un fugace bacio.

venerdì, luglio 22, 2011

Title: Window of the world.


Si fermo nel terrazzetto che dava sul grande spiazzo: da lì poteva vedere la città.
Doveva aver sbagliato qualcosa, proprio nel momento in cui voleva abbracciarla, baciarla e ringraziarla.
Lei l'aveva messo con le spalle al muro, l'aveva messo di fronte alle sue paure, l'aveva costretto a una scelta.
Lui aveva scelto lei, aveva capito una volta in più che lei era troppo importante.
Non era un duro, non aveva atteggiamenti da uomo "che non deve chiedere mai". Anzi, forse era troppo molle e senza spina dorsale. Mah.

Si mise a pensare a se stesso, in quell'esercizio di non dare la colpa agli altri, ma capire i propri errori. Come al solito inizialmente non capiva.
"Dove ho sbagliato stavolta?".
Pensava a lei. Il primo impulso era quello di chiudersi a riccio.
Lei era fantastica: bella, intelligente e simpatica. Il problema erano questi sbalzi d'umore improvvisi, che avevano l'impatto di un pugno ben assestato sullo stomaco. Sapeva che lei non si arrabbiava per niente, non era schizofrenica.

Guardava fuori. Le luci del tramonto lasciavano intuire la voglia di weekend della città. L'unica brezza d'aria del tardo pomeriggio gli accarezzò l'accenno di barba che gli dava un aspetto vagamente naive.

Sentì in lontananza della musica e delle risate. Non era triste, era solamente preoccupato.
Al solito la sua ansia lo bloccava nelle decisioni da prendere.

"Sei il solito idiota" pensò.

Fece un rapido elenco dei difetti che si sentiva di avere. "..testardo, pauroso, egocentrico, permaloso, ansioso, precisino,.." una bella collezione.

Lei ogni tanto gli diceva che era "acido". Questo aggettivo lo sentiva meno suo, ma probabilmente era vero, ogni tanto era sferzante nei suoi commenti un po' troppo sarcastici e cinici.

Un'automobile partì veloce dall'incrocio vicino, innescando in maniera diluita le prime tre marce e mandando energicamente su di giri il motore, che restituì al veicolo una progressione decisa. Si distrasse per capire il modello, dal rumore gli pareva una BMW.

Avrebbe voluto che lei fosse lì, in quel preciso istante.

Le parole non dette molto spesso sono più determinanti di quelle che trovano sbocco.
Le parole non dette riescono a fare più danni, perché l'interpretazione del silenzio è una roulette, dove si perde quasi sempre.
"Come faccio a capirti se non mi parli?" lei glielo diceva spesso.

Un altro pugno sullo stomaco, anche questo bene assestato.
"Non potresti capire" pensava lui.

E invece si sbagliava. Lei lo poteva capire, l'aveva sempre fatto, ed era probabilmente l'unica.

Le altre ragazze erano interessate a lui quasi più fisicamente, o comunque in una commistione dove l'aspetto contava molto. In diverse occasioni aveva proprio capito questa forte carica di desiderio espressa in maniera diretta o indiretta, tramite occhiate un po' troppo prolungate e insistite.
Gli veniva da ridere. "Diavolo, che idiota che sono". Non si sentiva idiota per quelle occasioni, non gliene fregava niente "se ogni lasciata è persa" come dicevano i filosofi da bar, che volevano insegnare la vita.

Si sentiva idiota nel fare soffrire, arrabbiare, preoccupare una persona che non lo meritava affatto.
Lei lo capiva ogni giorno, quando lui le dava la possibilità di farlo.
Lei era capace di capirlo, di farlo sentire uomo e di farlo sentire protetto. In questo lei era diversa e unica.

"Scusa…" pensò..e ci pensò a lungo che non trovava le parole per proseguire.

Fece per tornare dentro. La serata era bella, il tempo ideale per godersi la vita, i colori così vivaci che il tramonto pareva caricato di gioia.

"La vita chiama vita, l'amore vuole amore" si ricordò di questo detto, sentito o letto in chissà quale occasione.

"Cerca di essere migliore, inizia adesso" pensò.

Diede un'ultima occhiata al cielo, respirò a pieni polmoni e rientrò cercando un nuovo inizio.

mercoledì, luglio 20, 2011


Title: Escape

Lo so. Ci sono un sacco di cose che potrei fare in questo momento.
Utilizzare il mio tempo in maniera più produttiva e risolvere un paio di problemi abbastanza importanti, e un altro paio di noiose seccature.
Potrei utilizzare il tempo e non sprecarlo.

Però in questo modo mi sento bene. Non dico sprecando il tempo. Intendo dire utilizzandolo per fare quello che mi piace, ossia disegnare, leggere e scrivere.
Ne ho realmente bisogno. Un bisogno quasi fisico direi.

Per la prima volta ho avuto una terribile necessità fisica di staccare la spina. Di lasciare tutto nell'angolo della quotidianità, e di spostarmi per respirare altra aria.

Senza fare niente di particolare, ma soltanto ricaricare le batterie.
Per sentirmi bene, per sentirmi vivace, per sentirmi ardere.

martedì, luglio 19, 2011

Title: A Mojito, the latest pictures, an endless story, today.




Title: Automotive tribute


venerdì, marzo 18, 2011

Title: Midnight sun, the perfect soundtrack and a missed dog. [Il sole di mezzanotte, una perfetta colonna sonora e un cane scomparso.]


In quel film i castelli di sabbia resistono alle onde, sott'acqua.
I granelli di sabbia rimangono impigliati nelle reti, nei capelli, ma sfuggono dalle dita.
L'ansia di rimanere senza fiato, mille bolle liquide a riempire il mare.
Camminare sul fondo del mare, guardando il cielo e fermarsi un secondo a pensare.

lunedì, febbraio 21, 2011

Titolo: Autoritratto. Momento di lucida difficoltà.

Si accese la quarta sigaretta. Lo guardai aspirare in maniera decisa una boccata di fumo.
Poi riprese il suo discorso, momentaneamente sospeso.

“E a un certo punto si diventa schiavi. Schiavi del proprio lavoro, schiavi del quotidiano, schiavi della propria stanchezza. Ti resta quel peso sullo stomaco che sono tutti i tuoi sogni che si ammassano lì e sedimentano. Rimangono fermi nello stomaco, pesanti e spigolosi.”
Un’altra boccata densa di fumo. “Ho studiato tanto, facendo sacrifici, facendo fare sacrifici ai miei genitori. Mi sono sentito in debito con loro e ambizioso in un sistema in cui molte persone in gamba non ce la fanno.” “Ho sentito dentro una rabbia e una forza per cercare di emergere, per cercare di farmi valere.”

Lo guardavo e per certi versi mi ritrovavo dentro ai suoi discorsi. Lo potevo capire.
Però non volevo abbandonare i miei sogni, non volevo lasciarli cadere giù in fondo allo stomaco, non volevo ridurmi in schiavitù di un sistema che implode.
Pensavo al mio libro, alle pagine che continuavo a scrivere tutte le sere prima di prendere sonno, ai pensieri sconnessi che non pubblicavo più sul mio blog, ma che continuavo a buttare giù su pagine digitali.

“E sai la cosa buffa?” la domanda mi sorprese, mentre ancora ero perso nei miei pensieri.
“No” dissi io, o meglio, abbozzai con la testa scuotendola lenta.
“Ho smesso di comporre i miei brani di musica elettronica perché non avevo un software nuovo che mi avrebbe permesso di fare degli arrangiamenti in maniera più agevole…” si mise a ridere.
“In realtà il software era solo una scusa, una giustificazione che davo a me stesso per sentirmi meno in colpa. La verità era semplicemente che avevo smesso di sognare”.

Aveva ragione. In definitiva dovevo riappropriarmi di me stesso, prima di potermi riappropriare di tutto il resto. Si deve sempre partire da se stessi, poichè siamo l'inizio e la fine dei nostri sogni.

martedì, febbraio 08, 2011

Title: Someday, somehow.


In cerca di una parola magica, o di una soluzione. Di una formula, magari matematica.
In cerca di una citazione, di un sinonimo azzeccato, un'espressione convincente.
In cerca di una linea, un quadrato o qualsiasi altra figura, anche retorica.
In punta di piedi, per apparire formalmente all'altezza con le aspettative preposte.

sabato, febbraio 05, 2011

Title: Pensiero laterale. Evasione da un tentativo di risoluzione dei problemi. (Lateral thinking. Escape from trying to find solutions for many problems.)


Mi chiese: "Quanto tempo impiegherà un uomo a fare mezzo buco sul muro con un trapano, se ci mette un'ora per fare un buco?".
Risposi: "Mezz'ora..anche se risulta opinabile il concetto di mezzo buco..comunque mezz'ora".
Si mise a ridere: "Sei un pagliaccio. Se tu avessi riflettuto un attimo ci saresti arrivato. Prova a fare mezzo buco in un muro e chiedere a qualcuno cos'è. Ti risponderà: "Un buco" Mi pare evidente!
Poi riprese: "E quale sarebbe l'opinabilità in un concetto di mezzo buco?".
Risposi io: "Beh..poteva essere un terzo di un buco, mezzo buco, o tre quarti di un buco."

martedì, dicembre 28, 2010

Title: Seduction. Post Enlightenment.

Libero di essere sedotto da qualsiasi oggetto, da qualsiasi moda, da qualsiasi futile e accattivante inutilità.
Libero da ricatti morali, libero da qualsiasi forma di oppressione sociale, nel pieno rispetto di qualsiasi altra persona.

Me ne frego semplicemente. Senza rabbia, con molta calma. Con ironia.

Mi smarco dall'èlite di intellettuali snob, fermi e bloccati a quello che era ieri e mi sento distante dal populismo selvaggio che denigra la cultura, vista come una triste perdita di tempo.

Non mi sento battitore libero e non mi reputo diverso. Non mi sento migliore, né inclassificabile.
Ma per una volta non mi sento indeciso nel non sentire bisogno di una categoria tra cui rientrare.

martedì, novembre 09, 2010

Title: Autumn.

Non ci sentiamo molto coinvolti da tutto ciò.
Per noi è soltanto un semplice esercizio di stile.

giovedì, novembre 04, 2010

Title: Coffee break

Non c'è filo che possa tenere stretto il tempo.
Il tempo è una lama.

Lascia correre i secondi, non puoi fermarli e nemmeno rincorrerli.
Ieri e oggi sono lo stesso frammento in una stanza senza finestre e senza lancette.
Esci e colora la vita.

mercoledì, ottobre 06, 2010

Title: Tomorrow.

Ci sarà qualcosa. Non abbiamo mani per prendere sogni, non abbiamo gambe per rincorrere attimi.
Ci sono nuvole che portano pioggia. Non le so interpretare. Spero di avere l'ombrello a portata di mano.
Ci sono squarci di sole che illuminano finestre opache. Illuminano le ombre, le appiattiscono. Guardiamo a domani.

mercoledì, settembre 15, 2010

Title: Emergency stop.

Continuo? Continuo.
Certe immagini non mi riescono più facili, probabilmente ho perso vista.