martedì, maggio 22, 2012


Tempo di bilanci. Tempo di ripartenze.
Eccomi qua, a parlare di me a me stesso.
Giusto così, a volte conviene affrontarsi, parlarsi.

Alla soglia dei trent'anni mi sembra di aver fatto e disfatto tutto.
Anzi ho fatto e disfatto tutto.
Stasera, guardando indietro, direi di non avere combinato niente, ma so che non è così.
So che non stanno così le cose e che sarei ingiusto verso molte persone. E verso me stesso in primis.

Stasera sento il vuoto. E fa molto rumore.

Stasera mi sento solo anche se sono consapevole di avere amici veri e una famiglia fantastica.
Mi sento solo e non ci posso fare niente. A volte capita. A me capita stasera.

Non voglio prendere il torcicollo a guardare troppo la mia vita attraverso lo specchietto retrovisore.
Non è facile ripartire, rialzarsi, inciampare e rialzarsi ancora. Ma si deve fare.

Dovrei ripartire da me stesso per colmare questa solitudine che sento dentro.
Non posso ripartire dagli altri.

Per stare in mezzo agli altri bisogna prima stare beni con sé stessi. Lo so, lo so, lo so.
Lo so ma non è facile.
Ci riesco a momenti, mi frega la voglia di non accontentarmi mai.
Questa voglia che mi logora e mi lascia insoddisfatto.

Questa è la fase più strana della mia vita.
Mi sento in un limbo dal quale devo cavarmene fuori alla svelta.

Ho tutto quello che mi serve per vivere al meglio la vita. Lo so.
E non devo invidiare nessuno. So anche questo.
Mi frega quella strana sensazione, quella continua ricerca che non riesco a placare.
E che spesso mi consuma dentro.

Credo che quella ricerca sia il mio bene e il male.
L'impazienza con il quale mangio tutto però la rende spasmodica.
E provoca danni.

Riuscissi a capire che il tempo va vissuto, ma senza l'impazienza che mi contraddistingue, mi porterebbe alla felicità.
E la felicità, come tutti voi d'altronde, è il punto d'arrivo a cui tendo.

1 commento:

Marta ha detto...

Io ho sempre pensato che quella strana sensazione, quella continua ricerca implacabile di qualcosa di più, qualcosa d'altro, qualcosa di miglire, qualcosa di irragiugibile, sia ciò che distingue gli artisti dal resto del mondo