giovedì, gennaio 05, 2012

Bene, stanotte ti bacerò, in sogno.
Domani mattina mi sveglierò con tracce del tuo lucidalabbra sulle mie labbra.

mercoledì, gennaio 04, 2012



Cos’è quando il resto non ha sapore, quando il mare non ha fine?
Cos’è quando fuori tutto tace e dentro è così lieve?
Cos’è quando non so mai cosa dire, quando nel silenzio basta un filo di voce?
Cos’è quando quell’istante è un momento puro e intenso che dura ore?
Cos’è che sta fluttuando a mezz’aria scivolando su un raggio di luce?
Cos’è che ripenso a un sorriso, due occhi vicini, una carezza e mi sento bene?

Cos’è quando non so e non ci voglio pensare, cos’è che in un sogno oppure era vero, non cerco il domani, non voglio sapere, un tratto di tempo, un incrocio di mani, un soffio di gioia in punta di labbra, un battito leggero d’ali, e la vita è e l'amore pure.

Faccio un falò coi silenzi.

Volevo tanto essere mancino per sentirmi più genio e anti-convenzionale.
Però non ci sono riuscito.

I tuoi arcobaleni non ghiacciano mai nel mio cielo.
Nemmeno col freddo più intenso.

Mi preparo un the caldo.

Accendo il bollitore, reminiscenza di Londra, e aspetto che l'acqua in vada in ebollizione.

Prendere un the a quest'ora, in inverno mi ricorda di quando ero piccolo e papà preparava il the, nei pomeriggi in cui era a casa dal lavoro. Facendo turni, capitava spesso.

Ricordo perfettamente il piccolo fornelletto elettrico, una sorta di piastra grigia che ci metteva un sacco di tempo a scaldare l'acqua. Il pentolino che di solito usavamo, sembrava fatto su misura.
Lo zucchero era contenuto in un contenitore bianco di ceramica, dalla forma molto particolare: sembrava una sorta di portagioie di medie dimensioni: una sorta di parallelepipedo con coperchio dagli angoli smussati. All'interno ci stava un cucchiaino d'argento, o almeno credo fosse d'argento.

La particolarità della 'zuccheriera' stava nelle decorazioni, veri e propri disegni, che papà aveva eseguito a caldo sulla ceramica. Decorazioni verdi, e la sua firma in nero.

Era un momento di intima condivisione prendere il the. L'attesa dell'ebollizione, i tentativi di non sgocciolare sulla scrivania, di solito riempita di quaderni o carte e infine l'attesa per non scottarsi. Mi piaceva quel rito.
Mi sentivo al sicuro, protetto, al caldo della mia casa.

Giallo, tendente all'arancio.
Poi celeste, blu, rosso e rosa.

Ho affettato frutta con una sciabola, in punta di dita.
Lasciavo scie luminose a ogni colpo, cercando di evitare mine vaganti.

Happy people! Happy people! Happy people!

Le cose divertenti non rendono necessariamente felici, altrimenti vorrei davvero essere il più bravo dei barzellettieri o il più abile dei clown. Per essere divertente.

Voglio farti ridere e renderti felice.
Certo, se serve, mi metto pure il naso rosso e applicherò il trucco sulle guance.
Così..potrai ridere un po' di me..

martedì, gennaio 03, 2012

Something like a drop.
Something happens.

Something like a rainbow, starting from a tear.
Something changes the rules because we want to play in a different way.

We want to laugh, we want to be happy together.
Something simple. We don't ask anything else.

We want to cry out loud that we love each other.
Something simple. Something beautiful.

Like our first snuggle. You have desired it so much. And me too.

Something like a real dream. Something like everyday in our lifes.



(-)
Coldplay "Paradise".
Scarpe diadora marroni e blu.
Pantaloni seri.
Stempiatura e primi capelli bianchi.
Twitter.

(+)
Moravagine "Vizi".
Adidas Stan Smith.
Jeans.
Capelli corti e barba di 3 giorni.
Google Talk.

Oscillazioni.

E se tutto questo non bastasse?
Se fosse tutto inutile?
Se anche mostrandoti che sono vivo e che tutto ruota in torno a te?

Ogni tanto quando questo pensiero si incunea devo togliermelo dalla testa.
Ma mi finisce giù nello stomaco.
Sottoforma di un pugno.

Mi fermo e guardo l'anulare della mano destra.
Mi ricorda tutta la mia responsabilità nei tuoi confronti.

è sempre stato motivo d'orgoglio sfoggiarlo. Il mio motivo d'orgoglio.
E il fatto che tu me l'abbia regalato dopo un solo anno ha significato molto.
Anzi tutto.

Ho sempre temuto di perderlo.
Per questo ho sempre praticato sport custodendolo gelosamente nella tasca del portafogli.
E ogni volta, al termine della gara, verificavo che fosse lì.

La testimonianza d'amore in un piccolo cerchietto.



Esco?
Esco.

Anzi entro, dentro.

Lascio i freni, in discesa e prendo velocità.

Prendo un taccuino e appunto tutto.
Tutto quello che mi passa davanti.
Registro tutto.

Parole, parole, parole.
Le scrivo.
Inizio pensieri. Uno dopo l'altro.
Li lascio così, uno sopra l'altro, intrecciati stretti, come i rami degli alberi, che a guardarli sembrano sormontarsi.

Respiro. Respiro ancora.

Forza. Coraggio. Solidità.
Decisione. Caparbietà.
Sicurezza.

Sensibilità. Pazienza. Attenzione.
Empatia. Simpatia.
Dolcezza.

Ce la posso fare, ce la farò.
Speranza.

Una mongolfiera colorata nel cielo. Lo solca piano.
La vedo.

Sorrido.



Cose.
Ci sono cose che ci sono.
O meglio sembrano.

Ci sono cose che appaiono.
Cose che sembrano esserci.
Cose che sei sicuro di averle toccate, di averle provate.

Ci sono cose che... ci sono, anche se sembra di no.

Ci sono cose che loro stesse ci diranno che siamo noi quelli di passaggio.
Cose che mettiamo in discussione.
Cose che chiamiamo cose perché non ci ricordiamo il nome, o abbiamo paura a pronunciarlo.

Il peso di cose che si accumulano su cose e dobbiamo guardarle a testa in su.
E non ne vediamo la fine.

Credo mi iscriverò a breve in palestra e comincerò ad andare a nuotare.
Voglio che le mie spalle diventino belle larghe.
Che diano sicurezza.

E mi supererò affinché siano il riflesso di quello che sono dentro, e non una mera facciata.

Ti chiederò di uscire e avrò paura nel farlo.
Ho paura che tu mi dica di no.

Vorrei che fossi te a chiedermelo. E io ti direi di sì, certo, perché non aspetto altro.
E poco importa se siano 10 minuti, un'ora o 5 anni.
Vorrei che mi raccontassi la tua giornata, le tue preoccupazioni.
Vorrei darti speranza, darti allegria e tanta forza.
Vorrei essere un motivo di serenità, quel punto fermo che ci da sicurezza, come tu lo sei per me.

Vorrei che mi chiedessi di aiutarti. Perché sarebbe un piacere.
Perché mi sentirei utile. Perché darebbe senso al mio essere uomo dinnanzi a te.

Vorrei che mi baciassi forteforte come solo tu sai fare, quando premi le tue labbra contro le mie e ti insinui dentro.
Perché quando lo facevi, io non aspettavo altro.

E puoi dirmi che mi ami, i miei occhi non sono chiusi perché non vogliono vederti e la mia bocca non è sigillata dal silenzio perché non vuole parlarti.
Mi stai insegnando a vivere una volta di più.
Tutta la mia paura di perderti è un frastuono interiore che deflagra. E questo frastuono rimbomba perché questa paura mi accompagna da sempre. E più ho avuto paura di perderti e più cercavo di dirtelo ma la bocca mi si serrava e non volevo vedere che te ne andavi.
Non volevo metterti in testa strane idee. Non volevo spingerti lontano. E sembravo assente.
La paura di perderti.

Rivolto il tempo come si farebbe con un vecchio calzino ed indugio anch'io ripercorrendo gli attimi che non sono perduti, sono anzi come un seme dentro, o un gioiello da custodire.

I miei pensieri, le mie vecchie parole..è un mondo di cui tu hai la chiave. Sei capace di aprirmi e di chiudermi, di sbloccarmi e di bloccarmi. E lo so che dovrei avere una chiave di riserva, ma non la possiedo, non la voglio possedere perché mi fido di te.

Ricontrollo la tela, e cerco di sistemare quel filo che si è un pò tirato. Capita a volte, anche nelle migliori tele.
Ma la bellezza del filato e la qualità dei tessuti non meritano di essere buttati per un semplice filo tirato.
E ci sei te in quella tela.

Nessun giorno è trascorso senza che tu mi svegliassi e mi chiudessi gli occhi.
Non ti ho dimenticata un solo giorno.

lunedì, gennaio 02, 2012



Torno a casa.
La pioggia cade lenta.
Non capisco se sia la bassa pressione a farmi sentire così o se sono io che sono sotto pressione e mi sento così di mio.
Forse entrambe, ma più la seconda che la prima.
Mi sembra di averti deluso una volta ancora.

Tutto sembra meglio di me.
Tutto sembra decisamente più brillante.

Vorrei davvero essere più principe e meno azzurro.
Così assomiglio a un puffo, più che a un principe.

Ti sto vicino cercando di essere quello che sono, perché non ho altra scelta.
Sono quello che ti guarda e ti scruta, quello che ha bisogno di abbracciarti e accarezzarti i capelli.
Non sono migliore di altri, non ho i super poteri.
Non ho un sorriso magnetico capace di stregare.
Non ho parlantina sciolta da sedurre.

Posso solo essere quello che sono.
Al meglio di me stesso, cercando di dare il meglio che ho dentro.
Mettendo al bando la pigrizia e la supponenza.

Cerco una carezza e cerco i tuoi occhi, anche dietro gli occhiali.
Cerco il tuo sorriso. Quando si schiude è così bello, incorniciato dalle due fossette agli angoli della bocca.
Cerco il tuo sorriso perché quando sorridi l'iride ti si illumina.
E tutto si scioglie. E non conta più niente.


Sto dipingendo la scenografia affichè il sogno sia vero, affinché l'ideale sia reale, così appena ti svegli potrai ritrovare il mondo fatato.
Mi sto vestendo d'azzurro e mi sto procurando un cavallo, così da sembrare un principe. Quello dei sogni.

Non si tratta di una messinscena, non ti voglio ingannare.
Voglio solo regalarti il mondo che desideri.
Voglio che tu lo veda con i tuoi occhi.


Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.

I minuti diventano ore.
Inerme e fragile, posso solo aspettare.

Aspettare. Aspettare. Aspettare.

Non ce la faccio. Non ci riesco.
Riempio di musica la stanza.
Riempio il silenzio sperando che la pressione che c'è qua dentro finisca per fare fluire via il vuoto.

Vorrei mandarti un messaggio o chiamarti, come solo fino a ieri era normale.
Ma non voglio disturbarti. Non voglio darti fastidio.
Ma non posso fare a meno di pensarci.
E pensare di darti fastidio o non essere gradito mi toglie il respiro.
Mi devo alzare.

Mi torna in mente la scena finale della sirenetta, dove il principe sotto incantesimo viene svegliato giusto in tempo, prima di sposare la strega. Ci rimanevo male a pensare che un semplice incantesimo malvagio potesse vincere l'amore. Poi l'amore si sa vince sempre. E il principe sposa la sirenetta.

Altri minuti. Altro silenzio.
L'incantesimo continua e non sono io il principe.
E soprattutto credevo di avere anch'io l'antidoto alla pozione.
Un bacio forse.

Non posso fare nient'altro che scriverti.
Non mi resta altro da fare. Non ho più armi, non ho più munizioni.
Mi resta solo quello che provo per te, mi resta solo un sentimento forte, che mi chiede di fare tutto il possibile, e se possibile di più per non lasciarti andare.

Se c'incontrassimo oggi ti sceglierei ancora. Se potessi, ti vorrei conoscere una volta di più. Cerchierei la parola 'Jolly' più forte in modo che tu la possa vedere.

Se c'incontrassimo oggi ti direi che sei la ragazza piu bella che io abbia mai conosciuto e vorrei uscire con te, per la prima volta. Forse ti porterei al cinema, e ti vorrei baciare. Fin da subito.

Se c'incontrassimo oggi sarei geloso degli sguardi degli altri ragazzi sul tuo corpo, perché desiderano solo quello, mentre tu sei di più, ben di più.

Se c'incontrassimo oggi non usciresti più dai miei pensieri, e ne sarei felice.

Si, ti concederei tutto quello che vuoi. Anche una pausa.
Per te arriverei a tanto.
Potrei andare contro a me stesso.
Potrei andare contro quello che credo, perché credo più a te che a me.
Però ho una così tanta paura di perderti. Così tanta paura di perderti che solo a pensarci è un dolore così forte da fare male. Ti vorrei sempre con me.