martedì, novembre 28, 2006

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A chi stai pensando?”. Lui guidava, mentre lei, al suo fianco, con lo sguardo perso nel paesaggio pensava ad altro. Lui non sapeva bene se porre o meno la domanda e gli sembrava assurdo l’imbarazzo di tale incertezza. Non erano fidanzati ma solamente amici, solo perché lui si era sempre sottratto a tale legame. Si frequentavano da diversi anni ormai, e, a seconda dei periodi, anche in maniera fisicamente molto intima. Ogni tanto uno dei due aveva storie con qualcun altro/a, che regolarmente finivano perché subentrava una sorta di distacco. A dir la verità, lei, in passato, avrebbe fatto carte false pur di stare con lui, mentre lui, conscio di questo, aveva sempre giocato in maniera forse cinica coi sentimenti di lei. Ora la situazione era cambiata. Innanzitutto lei era cambiata nell’aspetto, molto più donna e consapevole di esserlo, magari non bellissima, ma parecchio attraente. Non aveva più paura di mostrarsi, le sue forme non erano in castigo, ma senza gratuite volgarità, giustamente valorizzate. Lui questo passaggio lo aveva percepito con un certo ritardo. “É più difficile notare un cambiamento, anche se evidente, nelle persone con le quali si ha a che fare frequentemente rispetto a quelle che vedi saltuariamente” questa era la giustificazione che si era dato. Tuttavia gli capitava ancora di stupirsi mentre, guardandola di sfuggita, si ritrovava a desiderarla come non mai. Anche perché lui l’aveva sempre adorata per il modo di pensare, per le idee e la brillantezza dei discorsi, per la disponibilità al dialogo: era questo quello che non trovava nelle altre ragazze. Anche il cambiamento fisico di lei, effettivamente lui l’aveva avvertito solo dopo aver riscontrato una nuova, leggera, sfumatura nel carattere: era diventata più decisa, meno insicura, maggiormente disposta al confronto senza snaturare la sua sensibilità; ecco questo dettaglio nella personalità lui l’aveva isolato subito, forse per primo. “È sempre più bello e gratificante stare a parlare con te” gli aveva detto non più di un mese prima. Lui inconsciamente, cercava nelle altre donne non tanto la bellezza, che chiaramente non disdegnava, ma quel pizzico di personalità che lei non aveva: il problema era dato dal fatto che dava per scontato che qualsiasi ragazza avesse tutte le altre qualità che lui le riconosceva e così, regolarmente le sue storie non decollavano. In un certo qual modo ne era sempre stato innamorato e al tempo stesso l’aveva sempre respinta: le occasioni non gli mancavano e lui, da perfetto opportunista, se possibile non se le faceva scappare. Ma negli ultimi tempi qualcosa era cambiato. Anzi i rapporti di forza si erano quasi capovolti. Non aveva mai pensato a lei così tanto e in maniera così insistente, quasi morbosa, come gli stava succedendo ultimamente. Il fatto di non sentirsi desiderato, di non sentirsi unico per lei come lo era sempre stato, lo sconvolgeva e lo raggelava. E si sentiva infantile in questa presa di coscienza.

“Ma cosa diavolo mi sta capitando?” se lo chiedeva frequentemente la sera, prima di addormentarsi. Il segnale più chiaro era legato al cellulare: ora ogni volta che arrivava un messaggio, sperava di vedere quel nome apparire sullo schermo, e quando lei gli rispondeva veloce e superficialmente alle domande, rileggeva più volte quei caratteri, quasi a cercare parole nascoste in righe non editate. Il fatto poi che lei, di sera, uscisse più spesso di un tempo con altre persone gli metteva in circolo una dose di gelosia, altre volte provata in passato, ma mai per lei.

A chi stai pensando?” se lo chiedeva mentre “Out of time” dei R.E.M. scandiva musicalmente il flusso di pensieri. Con la salivazione azzerata, tipica della tensione, decise di chiederglielo. Lei si girò, sorpresa dalla domanda, in un primo tempo quasi attonita. Accennando un sorriso e lisciandosi i capelli rispose gentilmente, dopo un attimo di indecisione: “ a un ragazzo che ho conosciuto quest’estate e con il quale sono uscita un paio di volte…”. Una botta incredibile di adrenalina alla pancia, il sorriso che gli si cristallizzava, in modo poco credibile, in viso. “forse te lo ricordi, c’era venerdì scorso nel locale, mi sono fermata a chiacchierare con lui…” lo guardava, quasi a supplicare un consiglio, quasi grata di avere rotto il ghiaccio, mentre lui annuiva meccanicamente con la testa. “vedi…da una parte mi attrae, è simpatico, dolce e mi fa sentire importante. Quando usciamo assieme è veramente gentile… dall’altra non so…non so come dirlo, ma non sono convinta fino in fondo delle sue intenzioni. Non capisco cosa voglia veramente da me. Non vorrei rimanerci male” Incrociarono gli sguardi e per primo lui abbassò gli occhi, pensando a lei, alla sua persona, al suo corpo e all’altro tipo. Lui in quel preciso istante capì di averla persa. E di essere perso per lei. O meglio: in quell’istante realizzò quello che da mesi era chiaro e che non voleva ammettere al proprio orgoglio. Rispose suo malgrado: “Sono certo che se sarà il ragazzo giusto per te, lo capirai e lui te lo farà capire.” Non riuscì ad aggiungere altro. Sì, certo, qualche frammento di discorso già masticato assieme, qualche frase vagamente a sfondo psicologico poteva pure sputarla, ma semplicemente non ci riuscì. Proprio quando stava cominciando a vederla con altri occhi, era tardi. Aveva indugiato troppo nel capire cosa stava succedendo, nel rendersi conto che lei non lo considerava più il “grande e unico amore”, come più volte si era sentito definire da lei. Aveva sottovalutato il fatto che i ragazzi le prestavano molte più attenzioni e che nel corso dell’ultimo anno lei aveva avuto molti più inviti a uscire. Era una sensazione differente dalle altre delusioni, o forse era la stessa ma stavolta inaspettata e per questo maggiormente avvertibile. Le emozioni in gabbia quando decidono di uscire sgretolano i lucchetti senza apparente difficoltà. Sentiva un fiume attraversargli il corpo. Si sentiva vibrare di pulsioni che non riusciva a spegnere. Amore, amarezza, rabbia, delusione, speranza, illusione. Il cuore inviava questo ai sensi, mettendo in stand-by la ragione.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Quando la ragione viene posizionata in stand-by, stai proprio messo male! Perchè la ragione è l'unica amica che ti può risollevare quando la ragazza che avevi messo in panchina, adesso sta in campo ... e tu non sei stato convocato.

phoebe ha detto...

La ragione? E che è la ragione? In certe cose non esiste, bisogna farsene una ragione!