lunedì, gennaio 30, 2012

Ritrovare il sorriso, distendere il volto e muscoli troppo tempo contratti.
Sentirsi davvero bene, di nuovo.
Parlare, ridere, immergersi in discorsi con piacere, tanto da consumare le ore.

La bellezza della vita è sorprendersi ancora a fantasticare.

domenica, gennaio 22, 2012

Vedendomi giù mi disse: "Ti manca?"
Un groppo alla gola. Feci di sì con la testa, non riuscendo nemmeno a parlare.

"Torna da lei felice. Ma felice davvero. E trasmettile tutta la tua gioia.
Deve essere gioia autentica, capace di passare da un corpo all'altro."

Quello che ho capito è che per alimentare ogni giorno il mio spirito, devo prima passare per il cuore.
Nei sogni e soltanto nei sogni c'è la chiave di svolta.

Per vivere quella vita che solo pochissimi alla fine possono dire di aver vissuto.

Anch'io, da grande, mi vedo altissimo.

sabato, gennaio 21, 2012

Che poi a ben guardare è tutto molto più semplice rispetto alle proiezioni della nostra mente.
Nel bene o nel male è così.

Mi riscopro qui e adesso, a ritrovare gli accordi e gli arpeggi.
A volte ci chiudiamo nell'apatia più totale perché ci complichiamo la vita nella testa.
E smettiamo di cercare e provare nuovi ritmi e melodie.

Il percorso è difficile, perché le difficoltà ci sono e ci devono essere.
Ma intraprendere la strada no, quello è alla portata di tutti.

E poi ritrovi energie e convinzione.
Ritrovi pure il sorriso, perché nella consapevolezza e nell'agire senti un nuovo vigore.
Non ti senti inferiore a nessuno, perché capisci che dentro hai tutto quello che ti serve.
Dagli errori e dagli sbagli s'impara, ma s'impara di più guardando avanti, scoprendo il mondo che ancora non sai.
Scoprendo risorse e qualità che non eri sicuro d'avere.
Scoprendoti più sicuro.

Forse è per questo che la vita ogni tanto ci mette degli ostacoli lungo il percorso.
Per rimetterci in gioco.
Perché non possiamo morire davanti a uno schermo, senza nemmeno averci provato.

mercoledì, gennaio 18, 2012

Movimenti impalpabili ed armonici che accarezzano l'aria.
Ali distese, ali finalmente spiegate in una danza felice, dopo una lunga attesa.

Resto con il naso all'insù, con gli occhi sgranati.
Mi riempio l'anima di quello che vedo.

Un'esplosione di vita, silenziosa come una farfalla felice, lasciata libera di volare.

Stacco i piedi da terra e mi lascio sospeso, provo a volare. Mi spoglio e mi libero da sovrastrutture.

Sento qualcosa che scivola via, come un balsamo, dentro. Qualcosa che sanifica, che mi libera il respiro dall’ansia.

Il cuore ha bisogno di gioia, altrimenti gela di rabbia. La gioia di vivere, senza la quale è impossibile amare la vita. Non sono lontano da me stesso, lo vedo, mi incontro.

Gli ostacoli, le paure, le delusioni, i fallimenti e le resistenze sono fardelli di cui mi sono riempito le tasche. Ho messo catene ai polsi delle persone per sentirle vicine. Sensi di colpi inutili che gravavano con insensatezza negli occhi, nella testa e nel cuore.

Le difficoltà di essere uomo, affrontate con timore.

Riparto da me stesso. Da quello che amo di me. La felicità di stare al mondo, la gioia di farlo. La vita mi ha dato tanto e tanto devo dare alla vita.

Il sorriso è un inizio e un riflesso, una dichiarazione di intenti. Mi voglio scaldare di gioia, per rifletterla nella maniera più vera. La gioia che poi si trasmette e fluidifica attorno, si propaga e contagia.

martedì, gennaio 17, 2012

Mentre mi consolavi e cercavi di rincuorarmi hai messo le mani sulle mie.
È stato bello risentire quell'incastro perfetto.
Lo risento anche adesso.

Mentre ti parlavi, interrotto da lacrime che uscivano via, mi hai preso la testa e mi hai abbracciato.
Ero confuso e turbato.
Non era possibile che stesse accadendo, sentivo tutto il mio corpo urlare.
Ti vedevo piangere e allo stesso tempo stringermi forte.
Non capivo, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.
E parlavo, raccontandoti tutto quello che pensavo di noi.
Poi mi hai baciato, un bacio dolce e delicato. Inaspettato.
Rivoglio quei baci perfetti.

Non volevo lasciarti andare. Non dovevo lasciarti andare.
Ho l'immagine fissa delle tue mani che si alzano piano.
E io non ho fatto niente per riprenderle.

Ci sono momenti in cui manchi di più.
In cui mi accorgo che non ci sei più.
E sto talmente male che ti vorrei in qualsiasi modo indietro.
Perché da solo non ce la faccio.

Mi mancano i tuoi messaggi. Mi manca chiamarti alla sera e scriverti quando esco dal lavoro.
Mi manca sapere come stai e com'è andata oggi.
Mi manca sapere come stai imbastendo la relazione di architettura.
Mi manca sapere che ci sei.

Tornassi indietro ti parlerei di più. Ti parlavo mandandoti messaggi e scrivendoti email, per sapere come stavi. Sono qua attaccato al cellulare e pc a vedere se arriva qualche segno da te.

Penso a quanto ci devi essere stata male. Però mi piacerebbe conoscere tutti questi aspetti, perché è vero che avevo lasciato andare il nostro rapporto su binari statici, ma perché penso troppo tra me e me le cose e così facendo sembra che non mi accorga di niente o che non ci pensi. Dovevo dirtelo che mi pesava non vederci durante la settimana, invece di chiederti timidamente ogni tanto se ti andava di vederci. Invece non te lo dicevo. Cercavo di fare altro e riempire il tempo. Su questo ho sbagliato. Poi mi sono impigrito e ho ceduto alla stanchezza. Su questo il lavoro è stato una mazzata forte. Poi gli orari diversi, ma che potevo benissimo far collimare in qualche modo. Tante piccole cose che ho sbagliato. Non te lo dico più per espiare una colpa, ma perché so che ho sbagliato. È tremendo, lo so che tante cose io le abbia capite solo ora. Lo so, sei arrabbiata con me per questo. Hai ragione d’esserlo. Perché anche se ti ho sempre trattata bene, queste cose ti ferivano, e per te questo significava non essere rispettata. Non ti bastavano i messaggi, i sabati e le domeniche. Non ti bastavano le vacanze. Non ti bastavano i regali. Volevi il quotidiano, volevi vivere con me la vita, che io fossi più presente. Era un tuo diritto. Non pensavo ad altro, anche se sembravo assente. Quando ho cercato di rimediare, perché da un anno a questa parte ti chiamavo di più, ti cercavo di più, sono diventato pressante. O meglio, questo era quello che mi dicevi. Questo mi ha spiazzato, perché non sapevo più cosa fare. Cercavo di fare una cosa migliore e peggioravo la situazione. Forse hai ragione che questa crisi doveva venire prima, molto prima. Ci avrebbe aiutato. Mi avrebbe aiutato.

Ci sono tante cose che ho sbagliato. Tante le ho capite troppo tardi. È come se mi avessi tolto un tappo e aperto gli occhi.

Non sapere quanto durerà questa pausa è un macigno che mi piega. Sai che non so aspettare nemmeno quando devo darti un regalo. Sto stringendo i denti. Mi pare di essere in attesa dell’esito di una visita e con l’animo rassegnato ma il cuore colmo di speranza. Non so se mi ami più. E questo fa davvero tanto male.

Perché se ho sbagliato tanto, sono comunque pronto a ricominciare partendo dal sentimento che provo e da errori che non posso più commettere. So bene che se mi concederai una nuova chance, non posso fallire o non ti vedrò più per sempre.

Scusa se ti scrivo ancora, ma davvero, non riesco a cancellarti e per quanto io mi imponga di stare lontano da te, non ci riesco. So che faccio peggio a scriverti, perché così facendo vedi che non riesco a stare senza di te. Ma è così.

lunedì, gennaio 16, 2012

Adesso vorrei scappare via. Lontano.
Perché non vedo speranza.
Mi sento meglio per aver detto cose che avevo dentro, in pancia.
Però questo non mi aiuterà, lo so.

Ma è impossibile vivere senza di te.
E domani non sarà un giorno migliore.

Vorrei che tu fossi qui.

Non so se sei già sveglia.
Ti mando comunque il mio buongiorno.

Stamattina al risveglio il vuoto era sempre di più.
Più di ieri e meno di domani.

Nemmeno un giorno sono riuscito a resistere.
Mi manchi che non puoi nemmeno immaginare quanto.

Sono qua. Solo per te.
Solo per te.

domenica, gennaio 15, 2012



Ti auguro una buonanotte.
Lo faccio da qua anche se mi risulta strano.
Non riesco a non farlo. Non riesco a non pensarti.
Sono qua per te.




Sono felice di averti detto tutto quello che potevo ieri sera.
Cercherò di scrivere poco anche qua, così da non farti stare male.

Ti aspetto.

sabato, gennaio 14, 2012

Passeggiamo, a braccetto.
Sento stretta la tua presa, non vuoi lasciarmi andare.
E non te lo dico, ma stringo più forte anch'io.

E parliamo di cose comuni, di facce comuni, non di luoghi comuni.
E ti ascolto.

E sento che se fossimo dentro a una stanza la felicità che ci esce da dentro salirebbe a toccare il soffitto.
Poi, come una serie infinita di bollicine di sapone colorate, cadrebbe nuovamente su di noi.

venerdì, gennaio 13, 2012

E prendo un raggio di sole e lo tiro, lo tiro forte.
E aspetto. Aspetto che in qualche cielo un acquazzone spruzzi d'acqua la terra.
E provo a immergere il raggio di sole nelle gocce d'acqua.
E riuscirò a regalarti l'arcobaleno, prima che scenda la notte.

Ritagli.
Si, perché di ritagli si tratta.
E vedo i bordi bianchi, che sembrano quelli di una polaroid. Di carta.

E sento il bisogno di quei ritagli, per attaccarmi stretto a qualcosa.
Frammenti. Non sono sintesi esaustive che riempiono la pancia.
Non sono ricordi immutabili, perché verranno distorti.

E tutto sembra nebbia, quando prima non serviva che uno sguardo per intercettare la direzione.
E tutto sembra sole, quando il caldo è sulla pelle, e la vita è una sublime giostra di piacere.

Di nuovo, ancora, si ma di solito, no, ecco, va bene, lascia stare.
La storia si basa su storie che hanno dinamiche simili.
È questo che mi preoccupa, dannazione. È questo.
Perché queste dinamiche non le posso gestire.

Perché le vie non le posso cambiare, perché le direzioni non le posso invertire.
Posso correre veloce e più veloce cercare di anticipare il prossimo giro di dadi.

E coi numeri e quadrifogli non sono mai stato molto fortunato.
Specie coi quadrifogli: si nascondevano, lo so, e io comunque non lì volevo strappare.

martedì, gennaio 10, 2012

Ho un pensiero fermo in doppia fila.

Faccio finta di confondermi tra di loro.
Faccio finta di non capire, di non vedere.

Mi sento un po' come le auto quando sono ferme in coda.
Mi sento un po' come quando fuori piove e il vetro si appanna.

Anche i pensieri si fanno spessi.
Scappo via gettandoli dal finestrino.
Cerco di liberarmi un po'.